Fascismi

Vauro dice che nel Movimento 5 stelle sente puzza di fascismo.
In molti sostengono che Fratelli d'Italia sia un partito neofascista.
Pare che Salvini non si faccia problemi nell'accettare l'appoggio dai fascisti.
Il PD li candida.

Il fascismo è diventata una forza trasversale ad ogni corrente politica, lo troviamo un po' dappertutto.
Un po' come le canne, che nell'immaginario collettivo sono roba da centri sociali e sinistroidi ma che in silenzio passano di mano in mano attraverso tutto l'arco costituzionale.
Presto oltre le quote rosa avremo quelle nere

Le cinque, anzi quattro, fasi

Sto lavorando alla realizzazione di un Larp.


Questo

E' prassi comune, quando procediamo coi lavori, creare diversi gruppi su Facebook e iscrivervi i partecipanti sulla base della loro fazione di appartenenza.
Siccome in questo caso il Larp è ambientato nel contesto storico della seconda guerra mondiale, durante la ritirata nazista, abbiamo creato gruppi specifici per:

  • I partigiani
  • I nazifascisti
  • I civili

Lo scopo dei gruppi è quello di permettere ai giocatori di coordinarsi, reperire e scambiarsi materiale e prepararsi per i personaggi che dovranno interpretare.
Qualche giorno fa Facebook ha deciso di chiudere il gruppo dei nazifascisti.


Il social network rende liberi

A dispetto del messaggio preconfezionato che abbiamo ricevuto, il gruppo non promuoveva messaggi d'odio, né conteneva minacce o messaggi osceni.
Non era un gruppo neofascista, per il quale molto probabilmente è stato scambiato.
Forse la dicitura "Nazifascisti" ha tratto in inganno il sistema di controllo di facebook.
O forse ha tratto in inganno qualcuno che, senza prendersi la briga di controllare il contenuto del gruppo, si è affrettato a segnalarlo.
O forse ancora chi l'ha segnalato non è stato affatto tratto in inganno: non tutti approvano la preservazione di memoria storica e le celebrazioni per i 70 anni della liberazione.

Onestamente ritengo poco plausibile questo ultimo caso. Come dichiara il Rasoio di Hanlon "non attribuire a malafede quello che si può spiegare con la stupidità".

La mia reazione a questo imprevisto ha subito dei passaggi vagamente simili a quelli dell'elaborazione del lutto.

Negazione

Non c'era proprio nulla da negare.
Il messaggio era abbastanza chiaro.

Disperazione

Puoi fare il diplomatico quanto vuoi, ma questa cosa "ti rode".
Ti fa arrabbiare e vorresti prendere a pugni chi ha cliccato sul dannato bottone "detona gruppo".
E chi l'ha segnalato.
Ho digrignato i denti e levato strali alla volta del malvagio Zuckerberg.
C'è poco da fare, si può mostrare tutto l'autocontrollo del mondo in nome della civilità e dell'educazione ma dentro si cova rancore.

Stavo più o meno così

Patteggiamento

Magari non tutto è perduto.
Forse c'è ancora qualche possibilità, per quanto esigua, di riottenere quel che ci è dovuto.
Provo quindi a contattare il supporto tecnico, a recuperare una mail, a cercare tra le impostazioni dove segnalare l'errore.
Il meglio che riesco a fare è stato lasciare un commento ad un post sulla pagina di Facebook Italia.
Un metodo poco ortodosso, ma apparentemente comprovato e abbastanza efficace da attirare l'attenzione di qualcuno.


Un help desk vero e proprio avrebbe fatto comodo

La risposta è giunta in tempi brevi ed è stata molto cordiale e disponibile, sebbene inuntile.
Nulla da fare il gruppo era definitivamente andato.

Depressione

Credo che un po' di presomalanza mi fosse consentita.
Poca, giusto il minimo per poter sbuffare sconsolato e concedermi 20 secondi di mestizia.

Accettazione

Ed è dove ci troviamo adesso

Quello che è successo non è nulla di grave. Non ha avuto tragiche ripercussioni, al di là del fastidio e della perdita di un po' materiale recuperabile con qualche sforzo.
E' stato aperto un nuovo gruppo con un nome meno fuorviante e tutti hanno ripreso dove si erano interrotti.
Non è nemmeno una novità: su Facebook accade ogni giorno che, a torto o a ragione, vengano sospesi account, bloccate pagine e chiusi gruppi.
Né sorprende che un gruppo di finti nazifascisti sia stato chiuso metre quelli veri abbondano e rimangono aperti: non danno fastidio ad abbastanza persone.

Infatti la politica seguita da Facebook nell'attuare contromisure di questo tipo non segue la logica del verificare i torti subiti e commessi, ma del minimizzare i costi.
Controllare i contenuti di pagine, gruppi e utenti ha un costo e a Facebook non conviene sostenerlo per ogni segnalazione che riceve.
Sceglie di operare in base al numero, al potenziale di malcontento e proteste che un determinato contenuto genera o potrebbe generare attuando chiusure sommarie e approssimative ma che statisticamente convengono dal punto di vista economico.
E' ingiusto, ma per certi versi comprensibile.
Certo, un po' stupisce l'inapellabilità di queste decisioni e l'impossibilità di contestarle, ma forse anche questa è una questioni di numeri.
Non mi stupirei se gruppi più numerosi dovessero ricevere un trattamento differente: l'ottica rimarrebbe comunque quella di scontentare il minor numero possibile di utenti.

Accettiamo, dunque.
Accettiamo quel che già sapevamo: che Facebook non va bene per ogni scopo.
Che affidare le nostre risorse a qualcun'altro è un rischio. Dall'oggi al domani basta che l'incaricato di turno flagghi un campo 'annichilisci' per restare con un pugno di mosche in mano.
E questo non concerne solo Facebook, male assoluto degli anni 2000.
Né tantomeno è un discorso che riguarda solo il Larp.
Se dai in mano a qualcun altro gli strumenti che utilizzi per gestire un'attività, un evento o una community devi tenere a mente che questa mano può chiudersi per qualche motivo indipendente dalla tua volontà.
Molte volte è necessario accettare un compromesso tra comodità e libertà d'uso, tra visibilità e indipendenza; quanto successo ha fatto spostare il mio compromesso ideale un po' più verso i secondi.
Il che non vuol dire che smetterò di usare gruppi Facebook o Google Drive, sarebbe irrealistico e controproducente, ma se dovesse essere possibile usare altre soluzioni sicuramente le prenderò in seria considerazione e a parità di strumenti e potenzialità le preferirò.

Ok lezione imparata.

P.S.
Ma voi vi siete iscritti a I Ribelli della montagna?
Sarà bellissimo e chi non viene è un vile segnalatore di pagine Facebook.

P.P.S.
Lavorando a questo Larp sto facendo un po' di studio: raccolta di materieli, lettura di articoli, ricerche sui regimi etc.
Se qualcuno dovesse avere accesso alla cache e alla cronologia del mio browser mi prenderebbe per un nostalgico.
Signor omino dell'NSA che tutto spia, non equivochi anche lei, la prego.

Uno bello, uno un po' meno 05: "La maledizione della Ragazza Pirata" e "Il Nao di Brown"

Puntata al femminile.
E speriamo di non averci messo troppi errori perché l'ultima volta l'implacabile revisore, il temibile Matteo Miceli, ne ha trovati decisamente troppi.

La Maledizione della Ragazza Pirata

Titolo: La Maledizione della Ragazza Pirata
Autori: Jeremy A. Bastian
Editore: Panini

Sul sito della Panini "La maledizione della Ragaza Piata" viene presentata come un mix tra "Le avventure di Alice nel paese delle Meraviglie" e "Little Nemo in Slumberland".
E' vero.
Le gesta compiute sui mari (e anche sotto) della giovane Piratessa Maledeta sono un viaggio onirico e fiabesco, illogico ma coerente, una sorta di sogno lucido in cui ogni bizzarria appare naturale.


L'ingresso della protagonista

Animali parlanti, mostri oceanici, scheletri posti a guardia di inviolabili passaggi sui fondali e ciurme di pirati sgangherate popolano i mari di Omerta: un mondo esotico e avventuroso.
La storia crea un'atmosfera alla "Fabbrica di Cioccolato" dove ogni evento, per quanto assurdo, assume immediatamente un senso tutto suo e viene accettato come se fosse normalissimo.
I personaggi grotteschi e sproporzionati ricordano le vignette satiriche di fine 800 ricolme di personaggi fino a scoppiare.


Una tavola di Yellow Kid del 1896

O quelli ideati da Lewis Carrol per le avventure di Alice.


I fratelli Pesci Spada mi hanno ricordato Tweedledum e Tweedledee

Il tratto dei disegni è sottile e curato. Arricchisce di innumerevoli dettagli le vignette e ci si potrebbe soffermare a lungo sui volti dei pirati e il loro abbigliamento, sui galeoni e il loro sartiame, sui pesci e le altre creature.


Where's Waldo

La composizione della tavola è molto ricercata: la grigla delle vignette molto spesso lascia il posto a strutture più complesse dove i loro bordi vengono rimpiazzati da cime, intarsi, alghe e tentacoli.

Anche il lettering è raffinato, ispirato ai manoscriti e alle diciture tipiche delle mappe, e persino i baloon sono meravigliosi


Specialmente quando diventano essi stessi dei disegni

Questo volume è bellissimo e per imbreziosirlo è stato realizzato con una carta ingiallita e dai bordi rovinati come una vecchia pergamenta.
Peccato sia solo il primo; quando arriveranno gli altri?
Io sono già in attesa e ho fatto scorta di birra di radice, caso mai arrivase un pirata fantasma.

Il Nao di Brown

Titolo: Il Nao di Brown
Autori: Glyn Dillom
Editore: Bao

E' bello.
Dico subito che mi è piaciuto perché non voglio che si pensi il contrario.
Belli i disegni, i colori, le espressioni dei personaggi, come vengono rappresentate le fantasie di Nao e il suo alienarsi dalla realtà.


Nao, la protagonista

Belle le temtiche: la difficoltà di trovare sé stessi e di relazionarsi con gli altri, l'essere il primo ostacolo da dover superare, l'insicurezza e la paura che spinge ad allontanare i propri obbiettivi man mano che si fanno più vicini.
Bella come viene resa l'alienazione di Nao quando la sua natura morbosa prende il sopravvento e il terrore che ha la ragazza per questo suo lato.


Come in questo caso

Ma il finale non mi è piaciuto.
Probabilmente non l'ho capito, devo essermi perso qualche collegamento o non ho usato la giusta chiave di lettura, ma mi è sembrato frettoloso.

La storia procede lentamente, mostrando come Nao affronta i problemi che la sua psiche distorta le presenta ogni giorno, intrappolandola tra l'istinto di fuggire e la volontà di affrontare il suo problema.
Le fantasie violente che l'affliggono, il modo con cui si rapporta ad esse e come inflenzano le relazioni con chi la circonda sono il cardine su cui ruota tutta la storia.


Un momento di conforto

Se però la vicenda segue il percorso di Nao passo dopo passo, il finale non porta a una catarsi. Non c'è un momento di accettazione della propria natura, una comprensione delle proprie debolezze e un loro superamento.
C'è una crisi, anzi due.
Brutalmente e senza preavviso a Nao crolla il mondo addosso. E non per le sue manie ossessivo compulsive, non per le sue fantasie omicide, non come conseguenza di un suo gesto.


Tutto è sottosopra

Forse è sfuggito qualcosa a me ma il finale manca il bersaglio.
Sembra essere messo li per dare una conclusione in fretta e furia e non riesce a dare un senso di completezza al discorso, a chiudere il cerchio.


Enso, il cerchio. Un simbolo ricorrente nel fumetto.

Qual è il senso della storia?
Che è inutile preoccuparsi perché se tutto deve risolversi si risolverà da solo?
Che non dobbiamo lamentarci perché non c'è mai limite al peggio?
Che per superare le nostre sfortune dobbiamo aspettare di essere travolti da una più grande?
Che chiodo scaccia chiodo?

Io non credo sia nulla di tutto questo. Ma non credo nemmeno che fosse questo quello che Dillon volesse comunicare.
Per questo mi sembra che manchi qualcosa.

Ma le checche fanno ridere?

Parrebbe di sì.

Mi è capitato di vedere a teatro un paio di commedie in cui era presente il personaggio della checca.


La prima è questa e non m'è piaciuta granché



La seconda è questa e mi è piaciuta

La checca: l'uomo gay dotato di un'effeminatezza fuori scala che si aggira sul palco sculettando e recitando con tono languido e voluttuoso.
Questo avrebbe dovuto far ridere e mi duole ammettere che c'è riuscito.
Il pubblico rideva e apprezzava le sue movenze e la sua gestualità. Non le battute, che generalmente non brillavano, ma la grottesca ostentazione della sua diversa natura.
Un po' come si rideva dei freak.

Poche cose sono più spontanee di una risata e nonostante ci piaccia pensare altrimenti tutto ciò che ce ne strappa una può dire di far ridere.
Che siano i tormentoni di un comico con poca inventiva, i peti, le parolacce, i cinepanettoni o una checca fine a sé stessa.
E' inutile girarci intorno: se fa ridere fa ridere.

Poi però possiamo riflettere sulla qualità della nostra risata.
Perché è vero che l'umorismo di bassa lega rimane pur sempre umorismo.
Ma è altrettanto vero che rimane pur sempre di bassa lega.

Davvero signori autori non riuscite a trovare metodi migliori per far ridere il vostro pubblico?
Davvero dovete ricorrere a questi cliché che vanno bene per i bambini?
Per carità evidentemente funzionano, ma non vorreste osare qualcosa di più?
Non potreste quanto meno far dire delle vere battute a questa povera checca?

Sia chiaro: non ne sto facendo una questione di tutela dei diritti gay.
Non vi sto rinfacciando di sfruttare e alimentare uno stereotipo (anche se...).
Non vi sto accusando di discriminare.
Non vi sto dicendo di non mettere le checche nelle commedie.
Mettetele, ma date loro un senso. Fatele divertenti, date loro delle batutte.
Oppure date loro un ruolo drammatico, così tanto per cambiare e vedere di nascosto l'effetto che fa.
Se volete vi do anche il permesso di prendere in giro la loro sessualità.
Tanto già lo fate.
A me l'umorismo politicamente scorretto piace, sono una brutta persona, quindi se volete prendere di mira le loro inclinazioni, mi va benissimo.
Ma esplicitamente e non girandoci intorno come preferite fare.
Perché è questo quello che il pubblico trova divertente della checca: la sua sessualità.
Su questo siamo d'accordo tutti, vero?
O c'è qualcuno che vuol far credere il contrario?
Suvvia...

No non è una questione di rispetto del diverso.
Non vi chiedo di rispettare nessuno se non il vostro pubblico, e propinargli i soliti espedienti per estorcere una risata ecco... non mi sembra una gran forma di rispetto, se non alla sua intelligenza quantomenso al suo senso dell'umorismo.

Uno bello, uno un po' meno 04: "Il Folletto" e "Deadpool contro Carnage"

Altri due fumetti.
Molto simili tra loro: entrambi supereroistici, entrambi con due protagonisti sopra le righe ed entrambi uno contro l'altro.

Superman Batman: Il Folletto

Titolo: Superman Batman: Il Folletto
Autori: Evan Dorkin (Testi), Mike Allred, Framk Cho, Stephen Destefano, Dave Gibbons, Joe Giella, Jaime Hernandez, Stuart Immonen, Phil Jimenez, Doug Mahnke, David Mazzuchelli, Frank Miller, Sheldon Moldoff, Glen Murakami, Norm Rapmund, Alex Ropss, Scott Shaw!, Jay Stephens, Ty Templeton, Bruce Timm, Jim Woodring (Disegni)
Editore: RW Lion

Mr. Mxyzptlk e il Batmito sono due avversari rispettivamente di Superman e di Batman virtualmente onnipotenti, capricciosi e combinaguai.
Il primo comparve la prima volta mel 1944, il secondo parecci anni dopo, nel 1959.e in questa storia se le danno di santa ragione.
I due iniziano coinvolgendo le versioni della Silver Age di Batman e Superman nei loro giochi letali e... ammazzandoli. Ben presto il loro gioco degenera coinvolgendo i loro comprimari e i loro alleati in una spirale di decessi uno più assurdo dell'altro.


Robin viene sforacchiato a morte

Lois Lane è schiacciata dall'ultima edizione

Jimmy Olsen, Perry White, Batgirl, Batwoman, Supergirl e tutti i super animali trovano le loro fine a causa dello scontro tra i due esseri.


E una sorte non dissimile occorre a tutta la Justice League

Ma la distruzione non finisce qui, come se nulla fosse l'intera Metropolis viene devastata e successivamente Gotham City, Atlantide e l'Isola Paradiso.


Insomma distruggono la Terra intera

Anzi l'universo

Ma questo non basterà certo a fermare i due: il multiverso DC è un luogo complesso e articolato pieno di realtà parallele e dimensioni da devastare.
E questa è la scusa perfetta per mostrarle tutte, e farle illustrare da diversi autori.


Mike Allred disegna la zona fantasma

Dalla Golden age con la Justice Society e i Combatenti per la libertà, al Sinistro Sindacato, versione distorta delle Justice League, sino a Capitan Marvel e tutta la Marvel Family.


David Mazzuchelli con stile Kirbyano sposta lo scontro su Apokolips coinvolgendo Darkseid

La capacità delle due creature di viaggiare attraverso le dimensioni permetto dei mostrare i diversi universi narrativi che la DC ha generato nel corso del tempo dai più classici a quelli più impensabili.


Come quello di Capitan Carota e la stupefacente nada dello Zoo

O quello dei Superamici, i cartoni della Hanna e Berbera degli anni '70

O quello dei cartoni degli anni '90 presentati come storyboard da Bruce Tim

La forza distruttiva di Mr. Mxyzptlk e del Batmito è inarrestabile, così come la forza creativa degli autori DC alla quale viene reso omaggio.
Decenni di storie e approcci narrativi vengono presentati, e sistematicamente distrutti, nel giro di un paio di pagine e ritratti da diversi autori con una varietò di stile e che riflette le soluzioni e le tendenze proprie di quel periodo.


Frank Miller reinterpreta il suo "Il Ritorno del Cavliere Oscuro"

E Alex Ross reinterpreta il suo "Venga il tuo Regno"

Insomma un tributo scherzoso ma rispettoso al multiverso DC e ai talenti che l'hanno costruito nel corso del tempo.

La storia mi ha ricordato un altro scontro che ha visto per protagonista Mr. Mxyzptlk: quello contro l'Uomo Impossibile della Marvel avvenuto durante Il crossover Superman contro Silver Surfer.
Non è stato il più famoso crossover Marvel / DC ma anche in questo caso la storia era demenziale e divertente.


George Pérez e Ron Lim realizzarono questa storia nel 1997

POP!

Deadpool contro Carnage

Titolo: Deadpool contro Carnage
Autori: Cullen Bunn (Testi), Kim Jacinto, Mike Henderson, Salva Espin (Disegni
Editore: Panini Comics

Ero partito prevenuto, e ho letto questa storia con tutti i preconcetti del mondo, aspettandomi una porcata colossale.
Invece, sorprendentemente, Deadpool contro Carnage ha qualcosa di buono.
Ma non abbastanza da renderlo un buon fumetto.
Carnage nasce nel 1992 come nemesi dell'Uomo Ragno e di Venom e aveva tutte le carte in regola per diventare un signor personaggio: un serial killer coi super poteri dedito al massacro fine a sé stesso, fedele solo all'imprevedibile e alla follia. Era qualcosa che mancava al tessiragnatele: la sua versione del Joker.
Peccato che dopo le prime storie il fascino del personaggio si sia perso in trame sterili dove, privato della sua "follia cosciente" e della sua delirante e contorta psicologia, si limitò a essere una delle tante macchiette mezze sceme da prendere a pugni.
Deadpool... boh mai seguito più di tanto. So che è un mercenario logorroico dotanto di un fattore rigenerante che lo rende praticamente impossibile da uccidere. L'effetto collaterale è però un corpo completamente devastato e tumefatto, un po' come la sua psiche.
A differenza di Carnage la sua follia vira sul su uno scanzonato humor nero e su un delirante senso del ridicolo. Deadpool è un personaggio sopra le righe, consapevole di essere un personaggio di finizione e con la serietà di un loneey toon.
Due personaggi agli antipodi come concetti che in teoria non potrebbero andare bene nella stessa storia.


E invece...

E invece, inaspettatamente, ci sono degli spunti buoni.
Lo scontro tra i due psicopatici diventa una lotta filosofica che vede contrapposti il caos e la mancanza di un senso nella vinta all'ordine e alla presenza di una volontà superiore. (Dio?)
Carnage torna alle origini, riprendendo i dialoghi e l'approccio che l'avevano lanciato in Maximum Carnage e Deadpool riesce a tenergli testa in personalità e logica, se di logica si può parlare.


Deadpool contro Carnage o dialettica contro retorica? E chi sta usando cosa?

Ho apprezzato anche la riproposta di Shriek, la folle compagna di Carnage a cui si cerca di ridare dignità, una sua dimensione e un suo scopo, dopo tanto tempo in cui era stata bistrattata in storie mediocri.


Bonnie e Clyde dell'omicidio di massa

Ma non fraintendamo: anche Deadpool contro Carnage è una storia mediocre.
Le buone premesse vengono disattese e deluse.
Le differenze tra i due personaggi, come concetto non come psicologia, si fanno sentire e nonostante apprezzabili sforzi non sono amalgamate abbastanza bene.
Shriek non ha abbastanza spazio e non viene sfruttata appieno. Nel modo giusto sì, lo riconosco, ma poteva dare di più.
E il finale non ci risparmia la versione simbiontizzata di Dedapool


L'orribile versione simbiotizzata di Deadpool

Ah sì vi ho appena fatto uno spoiler, non ringraziatemi.
Insomma le idee interessanti ci sono ma vengono sviluppate male.
Possiamo accontentarci di dire "ma almeno ci sono?".
Sì, se vogliamo accontentarci.


Il collo di Carnage che si allunga come quello di Orochimaru. Tanto ormai ai simbionti gli facciamo fare qualsiasi cosa...

Forse il problema di questa storia sono i disegni.
Nulla di particolarmente inguardabile ma...
(Mi è uscita più cattiva di quel che volessi)
Insomma i disegni non brillano ma almeno non fanno sgorgare sangue dagli occhi.
(No non va bene nemmeno così)
Sono disegni standard tendenti allo scarso, tipici di una storia di secoond'ordine, una storia per la quale non si è voluto rischiare.
Ed è un peccato perché se si fosse osato magari si poteva anche raggiungere la sufficienza.
Essendo i disegni piuttosto anonimi tendono a dare un taglio abbastanza neutro alla storia, qualcosa che media tra l'oscurità di Carnage e l'umorismo slapstick di Deadpool ma che risulta insipido.
Se invece si fossero diretti verso una sola di queste due possibilità probabilmente avremmo avuto tra le mani qualcosa di più organico, certamente sbilanciato verso uno dei protagonisti, ma con un taglio ben definito.

O magari mi porto ancora dietro tutti i preconcetti con cui ero partito.

La Fuga dei Cervelli

Sono molto fiero di questo video. Quasi quanto lo sono dei miei amici

Contattate Jacopo se siete interessati al progetto Sailing Film.
Contattate Renato se siete interessati ai suoi progetti tecnici.
Contattate Giacomo Se siete interessati al progetto Gaia Italia
Contattate me (da oggi anche cacciatore di teste) se siete interessati ad andare a lavorare in Olanda con Fernando e Andrea.

Music
Title: brain
Author Frankie C
Licence: Creatice Commons 3.0 (Attribution - No Derivative Works)

INB4: continuo a non saper disegnare

Helsinki 2015

Breve resoconto del mio altrettanto breve soggiorno a Helsinki.

Febbraio non è certo il miglior periodo dell'anno per visitare Helsinki. Il freddo non aiuta ma nella sfortuna sono stato due volte fortunato. Innanzi tutto perché ho potuto vedere la città in uno dei suoi aspetti più tipici, ossia ricoperta da una coltre di neve. In secondo luogo perché per essere la stagione fredda il clima è stato misericordioso: solitamente in questo periodo dell'anno la temperatura varia da -10 a -20 °C, ma durante la mia permanenza non penso sia nemmeno arrivata a -10 °C.

L'occasione è stato un viaggio di lavoro quindi il tempo per fare il turista è stato limitato ma Helsinki non è una grande città e ho potuto girarmela un po'.
Ha lo stile della tipica città del nord Europa, non troppo dissimile da Copenaghen ma molto più compatta e raccolta.
E bianca.
La neve è più bianca che da noi. Anche quella ammassata agli angoli delle strade sembra più candida. Non si sporca subito in quella poltiglia marrone scuro a cui siamo abituati.
Probabilmente passano nottetempo a ripulirla.
Oppure semplicemente non si sporca.
Sono certo che ci sia una correlazione tra le basse temperature e la mancanza di sporco. Devo verificare gli studi a riguardo.

La prima sera mi sono dedicato alla consueta pratica di girare a caso fino a perdermi, operazione che oggigiorno è sempre più difficile quando si va in giro con google maps e il GPS in tasca.
Ma con un po' di sforzo ce l'ho fatta.


Basta seguire un misterioso raggio blu comparso dal nulla...



... per arrivare alla cattedrale Uspenski

Ho potuto vedere una cosa che non mi era mai capitato di vedere


Il mare ghiacciato

Questo mi ha fatto capire quanto la Finlandia sia davvero un paese freddo.


Molto freddo

E pensate che c'è gente che in quell'acqua ghiacciata ci fa persino il bagno.


Per la precisone qua dentro. Non ho fotografato i bagnanti per discrezione ma fidatevi, c'erano

La Cattedrale Tuomiokirkko è il simbolo della città e le sue pareti bianche, riflettono il colore della neve che la ricopre.


La Cattedrale

Anche l'interno, come vuole la tradzione luterana, è bianco e spoglio senza i quadri o gli affreschi a cui siamo abituati.


L'organo della chiesa si può considerare l'unico ornamento presente

Nel centro della città sorge la celebre statua dei... hummm... dei tre fabbri nudi che martellano un'incudine.


Nota anche come la statua delle tre monete da 50 lire

Le strade di Helsinki sono lastricate di ghiaccio come quelle per l'inferno lo sono di buone intenzioni e non so come ho fatto a non ritrovarmi col sedere per terra ogni tre passi. Avrei voluto avere la pratica delle numerose persone che ho visto fare jogging su questi marciapiedi ghiacciati.
Ma la corsa non è l'unico sport che ho visto praticare.


Lo vedete quel puntino in mezzo al ghiaccio?



E' una persona che sta pescando.

Degna di nota anche la serra che ti trasporta in un altro clima e in un altro mondo.


Questa non è la tipica flora di Helsinki



Questa è la tipica flora di Helsinki

Una cosa che non ho visto, a parte un timido tentativo, è stata la presenza di street art. Cerco di prestarvi attenzione quando sono in giro a bighellonare, ma a Helsinki non ho notato nessun bel graffito o murales in giro per la città. Magari non ho girato i quartieri giusti.


Però mi sono consolato con un tramonto spettacolare

Come al solito la galleria completa con tutte le foto è qua.

Uno bello, uno un po' meno 03: "L'Eternauta" e "Jonathan Steele"

Dai che ci abbiamo preso gusto

L'Eternauta

Titolo: L'Eternauta
Autori: Héctor Germán Osterheld (testi), Alberto Breccia (Disegni)
Editore: Comma 22

Ho già parlato in lungo e in largo de "L'Eternauta" della coppia Osterheld e López.
Nel corso del tempo sono riuscito a recuperare il romanzo, un po', deludente pubblicato sempre da 001, e più recentemente, l'edizione illutrata da Alberto Breccia.

Mi trovavo al Leoncavallo per assistere alla presentazione di Fun fumetto sulla storia del cruciverba realizzato da Paolo Bacilieri, e l'ho visto su una bancarella. Mi ero sempre ripromesso di recuperarlo e quella era l'occasione buona.

La storia di questa edizione, pubblicata originariamente sul settimanale Gente nel 1969, è la stessa proposta su Hora Cero Semanal ma procede con un ritmo più spedito e incalzante e con atmosfere molto più cupe e lugubri. Il tratto pulito e particolareggiato di Francisco Solano López, viene sostituito dai disengi di Breccia che vivono di cotrasti, di bianchi e neri che si contendono ampie porzioni delle vignette.
Il conflitto tra la luce e il buio riflette il candore della neve e l'angoscia degli animi dei protagonisti generando un atmosfera oopprimente e claustrofobica.


Ecco un esempio

Più di una volta sfogliando le pagine ho visto disegni in cui la netta divisione tra bianco e nero mi ha riportato alla mente le vignette di Sin City di Frank Miller, autore che apparentemente deve molto a Breccia. In molti hanno trovato dei richiami nei suoi lavori alle opere di Breccia, e forse non è un caso che entreambi abbiano raccontato la loro versione della battaglia delle Termopili, in 300 il primo e in Mort Cinder il secondo.


Alberto Breccia e Frank Miller a confronto

Lo stile di Breccia fa ampio ricorso all'espressionismo: le ansie e le paure dei personaggi prendono corpo fisicamente tramite i disegni, impossessandosi dell'ambiente circostante.
Le strade, i palazzi, i cadaveri abbandonati non sono più gli elementi dello scenario in cui si svolge la vicenda. Non solo.
Diventano le manifestazioni della paura, del terrore, dell'angoscia per la fine incombente provate dai protagonisti e, di riflesso dal lettore.


Edifici e strade spettrali

Per quel che riguarda lo sviluppo della storia poche sono le differenze con l'opera originale. Forse la più significativa è la caratterizzazione delle forze armate: non più uomini intenzionati a resistere, combattenti pronti a battersi sino alla fine, ma ultime vestigia dell'autorità dispotica pronta a minacciare e coscrivere forzaamente i civili.


Osterheld, disilluso non confida più nei militari

L'unica pecca di questo fumetto è la sua fine prematura.
Lo stile sperimentale e innovativo di Breccia non venne apprezzato dai lettori dell'epoca e spinse il settimanale a concludere anticipatamente la pubblcazione dell'opera.
Le ultime pagine procedono ad un ritmo troppo veloce raccontando in maniera affrettata gli eventi finali.
Un vero peccato, reso ancora più triste dal fato che sarebbe occorso negli anni successivi a Osterheld


Non lo sarà

Jonathan Steele

Titolo Jonathan Steele Rouge
Autori: Federico Memola (Testi), Joachim Tilloca (disegni)
Editore: Kappalab

A Jonathan Steele sono e sarò sempre affezionato.
L'ho seguito dal suo primo numero pubblicato dalla Bonelli. Ho continuato a seguire le sue storie quando passò alla Star Comics e non l'ho abbandonato nella sua ultima incarnazione ad opera della Kappalab.


I primi numeri delle edizioni precedenti

Solo che non mi piace.
E i problei sono i disegni.


Disegni come questo

Tilloca proprio non mi piace.
Troppo... essenziale? minimale? semplicistico? grezzo?
Spesso i volti e icorpi hanno giusto il disegnato il contorno senza altri particolari oppure quelli che ci sono sono troppo stilizzati.


Capelli

Oppure i personaggi si mischiano con lo sfondo, non emergono rimanendo parte di qualcosa di indistinto e confuso.


Dove siete? non vi vedo?

E soprattutto quelle continue righe parallele usate per realizzare le zona in penombra sono davvero fastidiose, appesantiscono il disegno e la lettura


Vi hanno investito e sono rimasti i segni dei pneumatici?

Mi sembra un tratto nervoso e poco curato che sicuramente non si sposa con Jonathan Steele e onestamente non so per cosa lo vedrei bene.


Non ci siamo

La caratterizzazione, grafica ma non solo, del protagonista l'ho trovata un po' impoverita. Jonathan è sempre stato un uomo d'azione ma nei modi e nell'aspetto appariva come il "bravo ragazzo" che aiuta le vecchiette ad attraversare la strada.
Ora sembra un manzo fisicato con la maglietta aderente. E dico sembra perché dal disegno non si capisce molto bene.
Che fine ha fatto la giacca elegante e il maglione dolcevita?


Quello è un maglione dolcevita? potrebbe essere qualsiasi cosa

Come Memola precisa nell'introduzione, queste storie di Jonathan Steele sono molto diverse da quelle originali. La prima storia in particolare in cui sono presenti scene abbastanza "dure" si distacca parecchio per i toni dal concetto originale della serie. E questo è comprensibile. In 15 anni il personaggio è cambiato e il lettore assieme a lui e penso che entrambi siano pronti per una storia un po' più adulta, meno legata al fantastico e un po' più vicina ai drammi del nostro mondo.

Nella seconda storia ritroviamo una nuova versione demoniaca di Miryam, che era già comparsa nel primo ciclo. Fa piacere rivedere questa sua incarnazione ma il confronto con la prima è inevitabile e non ne esce vincitrice: mettere Myriam a capo della ribellione di un esercito di orchi criminali non è la stessa cosa di vederla a capo di un orda di demoni extradimensionali.
Le vecchie storie erano quelle forse in assoluto più drammatiche in tutta la vita editoriale di Jonathan Steel e ripescare questa versione di Miryam così dal nulla non ha lo stesso impatto che aveva all'epoca.


La nuova vecchia nuova versione di Miryam

Purtroppo la vicenda non si conclue e mi toccherà aspettare il prossimo anno per scoprire cosa accadrà a Jonathan, Miryam e Jasmine.
Sì, perchè come ho detto all'inizio a Jonathan Steel sarò sempre affezionato.


Non hai convinto nessuno, Jonathan

INB4: non so disegnare

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