Uno bello, uno un po' meno 02: "Evroniani" e "Una Rottura di Cloni"

Secondo round.
E cambiamo le regole, o meglio cambiamo il titolo.
Ci ho pensato su e "Il più bello, il più brutto" non mi piaceva come nome della rubrica.
Non sembra anche a voi un po' troppo supponente? E poi io i fumetti brutti cerco di evitarli e mi sono accorto che avrei problemi a scegliere i titoli giusti.
Falso, leggo numerose boiate e ne sono pienamente cosapevole. Ma la maggior parte delle volte non sono fumetti oggetivamente brutti ma che hanno qualcosa che non va, che non mi convince, che stona e che fa pendere il piatto della bilancia da un lato, piuttosto che dall'altro.
Altre volte invece non hanno proprio scuse.
E nemmeno io.
Quindi cambiamo none: "Uno bello, uno un po' meno".
Sì questo rende meglio l'idea.
E ricominciamo con due fumetti molto simili: entrambi made in Italy, entrambi umoristici e più-o-meno-pressappoco-quasi supereroistici parodistici.

Evroniani

Titolo: PKNA 0 - Evroniani
Autori: Alessandro Sisti, Ezio Sisto (Testi), Alberto Lavoradoir (disegni)
Editore: Walt Disney Company Italia

Tra ristampe e nuove storie sembra proprio che PK stia vivendo una seconda giovinezza. Io ho già raccontato di come ho recuperato gran parte dei numeri che mi mancavano.
Con Lucca ho potuto colmare gli ultimi buchi e ne ho approfittato per una maratona sparandomi d'un fiato tutti e 50 i numeri della prima serie, più i tre numeri zero e i quattro speciali.
Il numero zero sarà quindi un pretesto per parlare di tutta la serie che, vuoi per l'effetto nostalgia, vuoi per l'oggetiva ottima qualità della serie, ha un posto speciale nel cuore di molti lettori.

Nel 1996 PKNA (Paperinik New Adventures) è stato il tentativo, riuscito, di interpretare Paperinik come un supereroe americano. Un'operazione delicata basata sull'equilibrio tra due generei narrativi, quello umoristico e quello supereroistico, con regole proprie, simili ma non necessariamente compatibili al 100%.
Il PK-Team ha raggiunto lo scopo: realizzare qualcosa che fosse al contempo nuovo ma familiare, dotato di una sua coerenza derivata dalla sintesi di due mondi.
Diversi autori sono passati per le pagine del mensile, come Artibani, Pastrovicchio, Sciarrone, Gervasio, Faraci, Ziche, Celoni e a leggere i commenti dei diretti interessati PKNA è stata un'occasione unica in cui sperinentazione e creatività hanno dato ottimi frutti, facendo da apripista a numerose proposte successive come Myckey Mouse Mistery Magazine, X-Mickey e W.I.T.C.H..
Ma quali sono stati gli elementi presi a prestito dai comic e introdotte nelle storie di Paperinik?

In primo luogo la continuity. A differenza delle classiche avventure disneyane scollegate le une dalle alrte e ambientate in un limbo temporale senza un prima o un dopo, quelle di PKNA seguono un unico corso degli eventi con personaggi ricorrenti, sviluppi che dipendono da episodi passati e trame portate avanti numero dopo numero.
Basti pensare che il numero zero si apre mostrando nelle prime pagine uno dei comprimari principali di PK, Xadhoom, che farà il suo esordio vero e proprio soltanto due numeri dopo.


Xadhoom fa la sua aprima apparizione in penombra

Tuttavia, a differenza di quello che accade negli albi americani, i numeri di PKNA sono autoconclusivi e leggibili autonomamente.
I rimandi agli episodi precedenti ci sono, ma ridotti al minimo e le sottotrame che si dipanano attraverso diversi numeri, a parte qualche caso iniziale, sono praticamente inesistenti.
Un approccio molto più vicino al fumetto italiano e affine ai palati nostrani.

Un altro fattore è il cast di personaggi: non più i comprimari classici come Archimede, Paperina e i tre nipotini ma personaggi nuovi, concepiti da zero per essere funzionali alle storie e che, grazie ai quattro anni di vita editoriale, hanno avuto una caratterizzazione approfondita e più sfaccettata di quella a cui le avventure di Paperinik avevano abituato il lettore.
Molto spesso infatti i personaggi hanno un comportamento duale, a volte addirittura ambiguo, che impedisce di etichettarli con semplicità come totalmente buoni o malvagi.
Il Razziatore, un cyborg avvoltoio che sfruttava i viaggi nel tempo per il proprio profitto, si trova spesso a dover collaborare con Paperinik. D'altro canto la vendicativa Xadhoom, unica superstite del pianeta Xerba distrutto dagli Evroniani, ha metodi molto sbrigativi e un carattere aggressivo che la rendono un'alleata difficile e talvolta addirittura pericolosa.
La Tempolizia, che vigila sul corretto mantenimento del flusso temporale, si troverà a ostacolare il nostro eroe in più di un'occasione, e la loro agente Lyla sarà chiamata a scegliere tra l'amicizia verso Peperinik e il senso del dovere.
Persino Angus Fangus, l'indfido giornalista che non perde un'occasione per diffamare Paperinik, mostra talvolta tratti altruistici e comunque per quanto opportunista possa essere rimane uno dei personaggi più simpatici.
Infine gli Evroniani... no loro sono proprio cattivi.


Dopo gli Evroniani i numeri 0/2 e 0/3 introducono il Razziatore e a Xadhoom

Il J. Jonah Jameson di PK

Gli antagonisti non sono più la Banda Bassotti a gli altri ladruncoli più o meno incalliti di Paperopoli, ma villain tipici delle serie supereroistiche più orientate verso la fantascienza. Incontriamo infatti alieni che vogliono conquistare la Terra, scienziati pazzi che la minacciano, malvagie intelligenze artificiali, robot assassini e criminali provenienti dal futuro, che sembrano sbucare fuori dalle pagine dei Fantastici Quattro.

Un terzo elemento tipico dei comic amricani è il formato dell'albo: spillati da 80 pagine 17x25,5 cm. Una dimensione inedita (per lo meno in Italia) per un albo Disney uguale in tutto e per tutto a quella utilizzata per pubblicare le storie della Marvel, DC e Image.
Ma anche la struttura delle pagine richiama i comic di quel tempo. La rigida griglia 3x2 delle pagine di Topolino viene scardinata e rimpiazzaata da layout articolati e complessi, al punto che talvolta risulta anche difficile seguire l'ordine di lettura delle vignette Ma del resto questa era una caratteristica tipica dei comci di fine anni '90.


Un esempio dell'ordine di lettura dei baloon

Le atmosfere, i dialoghi, le trame, i personaggi, le soluzioni narrative, tutto quanto in PKNA rispetta lo stile dei fumetti supereroistici americani e se ci dimenticassimo per un attimo che stiamo leggendo le avventure di un papero, se Paperinik non avesse il becco e le piume ma arti con cinque dita non penso che noteremmo la differenza.

Non si può non menzionare la PK-Mail la mi-ti-ca pagina della posta in cui lo staff si prendeva gioco dei lettori, eludendo le domande, rispondendo con tomi provocatori, rinfacciando penuria di femmine ed evocando roditori domestici. La pagina della posta più esilarante della carta stampata dopo quella di Cioé.

La prima serie si conclude portando a compimento tutte le trame, dando alle vicende di ogni personaggio un degno epilogo. Tuttavia un paio di dubbi mi sono rimasti.
Nel numero due di chi è la voce che aiuta Paperinik a disattivare Due (non è un errore, notate la maiuscola)?
A rigor di logica dovrebbe essere Everet Ducklair ma non viene confermato da nessuna parte.


Lui dice imbavagliato, ma io mi fido poco

E soprattutto cosa nasconde il passato di Camera 9, lo schivo cameramen che non viene mai mostrato in volto in nessun numero?


Un peccato che non si sia approfondita la sua storia

Una rottura di Cloni

Titolo: Star Rats Episodio II - Una rottura di Cloni
Autori: Leonardo Ortolani
Editore: Panini Comics

Eccola... una feroce critica a uno degli autori più apprezzati del nostro Paese. Insulti e offese gratuiti per provaocare, montare un caso e ottenere visibilità come il più becero dei trol.
Diamo sfogo a tutta la perfidia di cui siamo capaci!
Proniti?
Ma pronti a cosa, che ho cambiato nome alla rubrica apposta per non sembrare troppo cattivo?
E' che a me spiace un sacco criticare (in senso negativo) il lavoro di Leo, ma ancora di più mi spiace che non mi sia piaciuto.
Non tutte le parodie realizzate da Ortolani secondo me sono riuscite. Alcune sono fenomenali, come 299+1, Il Signore dei Ratti o Sar Rats. Il primo Star Rats. Non Star Rats Episodio I. Quello senza numerazionoe.


Questo

Altre mi hanno lasciato freddino, come Allen e Avarat.
Questo non è un problema solo di Rat-Man ma del genere parodistico in generale: è difficile prendere qualcosa di preesistente e adattarlo, storpiarlo e reinventarlo in un'altra chiave senza forzature.
Non basta sostituire dei personaggi con i propri, ripetere le gag originarie o narrare una storia già nota senza aggiungerci qualcosa. La parodia non si limita alla semplice presa in giro.
Non dovrebbe.
Bisogna saper dosare gli ingredienti per non creare qualcosa che sia troppo sbilanciato da una parte o dall'altra, evitando che scada nel citazionismo spicciolo o nella caricatura grottesca.
Ortolani ha dimostrto di saperlo fare ma questo giro non ha "bucato la ciambella" come in passato.

Un punto poco chiaro è il legame che intercorre tra il primo e il secondo episodio. Quanto "Una Rottura di Cloni" è concepito per essere autonomo e separato da "Una Grande Minaccia"?
L'idea sembra essere quella di seguire l'approccio usato dala Lucas nella nuova trilogia: storie collegate ma separate, ognuna delle quali racconta una storia completa.
Però i rimandi al capitolo precedente ci sono, non solo in termini di storia ma anche per le battute.


Come in questo caso

E in questo caso

E anche in questo caso

Questa scelta mi ha convinto poco, non tanto per il "riciclo" (che riciclo non è) delle gag, ma perché il ripeterle in circostanze e modi differenti funziona, ma se fatti all'interno di uno stesso albo.
O, come in Rat-Man, all'interno di uno stesso ciclo, di un'unica N-alogia.
Sono molto meno efficaci in storie separate, in particolare se pubblicate a distanza di nove anni.
Nove anni sono davvero tanti, sono troppi per pubblicare il secondo capitolo: io non mi ricordavo più a che punto era arrivata la storia, figuriamoci le battute.

Il secondo fattore che mi ha fatto storcere il naso è stata la caratterizzazione di alcuni personaggi: il Conte Draku e la Principessina Pipilù.


Il malvagio Conte Draku

La dolce Principessa Pipilù

La loro presenza sembra "superflua" e motivata solo per giustificare alcune svolte obbligate della storia.
Non sono presentati degnamente, non sono approfonditi, non gli viene dedicato abbastanza spazio.
Certo siamo d'accordo che in un fumetto umoristico non si pretendono introsprezione e risvolti psicologici.
Siamo d'accordo che i personaggi comici non hanno bisogno di essere sfaccettati per far ridere.
Siamo d'accordo che in una parodia il background di un personaggio è poco importante.
Siamo d'accordo proprio per niente.
E' Rat-Man stesso a insegnardcelo e basta guardare la caratterizzazione dei suoi comprimari per convenirne.
Krik, Cinzia, Brakko, Arcibaldo... sono tutti ben definiti e con un proprio senso, e un proprio ruolo, all'interno delle storie. Persino Piccettino lo è!
La principessina Pipilù sembra invece insere presente allo scopo di dire un'unica frase senza motivo apparente.


Non questa frase

Forse Draku e Pipilù sono trattati con suprficilaità perché ripresi paro paro dal film; ricalcano fedelmente le loro controparti di Guerre Stellari, Dooku e Padmé, e quindi ci si aspetta che il lettore sia già familiare con loro.
Questo ci conduce direttamente al terzo elemento che non mi ha soddisfatto e che forse è quello che più di tutti ha influenzato il mio giudizio.

In "Star Rats - Episodio II" c'è troppo "Star Wars" e troppo poco "Rat-Man".
La storia rimane troppo attaccata alla storyline de "L'attacco dei cloni" introducendo forzature per ricreare le stesse scene.
Sembra che Ortolani si sia concentrato più sullo scimmiottare il film che usarlo come spunto per presentare la sua storia.


Un esercito che non serve a nulla se non a riprendere una scena del film.

Come già detto all'inizio la parodia è un genere rognoso che funziona quando riesce a controbilanciare la presa in giro con contenuti originali.
Quest'equilibrio in Star Rats episodio due non l'ho trovato.

Magari questo è dovuto al fatto che, come Ortolani stesso scrive nel redazionale, Episodio II "resta un film di mezzo" e che non sa se Star Rats episodio II "si avvicini di più a L'Impero colpisce ancora o ha The Hitcher 2".
Io The Hitcher 2 non l'ho visto, e cerco di non (s)parlare solo per il gusto di farlo. Mi limito a dire che Tatooine e Bespin sono nell'altra direzione.
Questo però non mi impedirà di attendere di capitolo conclusivo, di comprarlo quando uscirà e di leggerlo con le stesse aspettative medio-alte che ho ogni volta che ho tra le mani un lavoro di Leo.

Tuttavia, anche se la parodia non mi è piaciuta granché, a novembre è uscito il numero 105 di Rat-Man: "Lotta nell'abisso".
Chi dice che nel corso degli anni Rat-Man ha perso colpi e la qualità è scesa ha torto e questo numero ne è la prova.


E non lo dico solo per farmi perdonare da Ortolani quello che ho scritto. O forse sì.

Per concludere una richiesta. Se volete condividere queste righe e far girare il link mi fa piacere. Ma mi raccomando non mandatelo a Leo: non vorrei mai che ci rimanesse male per colpa mia.

Essere smanettoni

E' una maledizione.
Essere quello che tatara sulla tastiera è una maledizione.
Se un tuo amico ha un problema simil-tecnologico si rivolge a te.
Comprensibilmente del resto, a chi dovrebbe chiedere soccorso se non a te?
E tu non negerai certamente l'aiuto richiesto. Un po' perché si tratta di un tuo amico e un po' perché all'etichetta di smanettone in fin dei conti ci tieni.
Insomma sempre meglio essere "lo smanettone del gruppo" che "il logorroico del gruppo" o "il flatulento del gruppo".
Poteva andarti molto peggio.
Il rischio però è quello di immedesimarsi troppo, di calarsi eccessivamente nella parte, di impersonare il personaggio compulsivamente, ad ogni occasione anche quando magari... ecco forse potevi evitarlo.
Qualche sera fa per esempio, durante una festa a casa di un amico, mi sono messo in testa di installargli VLC tra una birra e l'altra...

Pararsi il culo

Era agosto e la Marvel annunciava il lancio di una nuova testata dedicata a uno dei suoi personaggi minori: la Donna Ragno.
La prima Donna Ragno, Jessica Drew. Ce ne sono state quattro, se non ho perso il conto, ma non andiamo fuori tema.
Gli autori assegnati alla testata sono stati Dennis Hopless, ai testi, e Greg Land, ai disegni e il primo numero avrebbe avuto una variant cover realizzata da Milo Manara.


Segue esplosione di Internet

La copertina è stata l'epicentro di un sisma di polemiche ed è facile intuire il perché: mostrare un personaggio femminile in quella posa è poco rispettoso per la donna e contribuisce a esasperare lo stereotipo della donna oggetto e della sessualizzazione del corpo femminile.
Accusatori e difensori hanno tirato fuori diverse argomentazioni e la rete è stata invasa da un gioco del "Sì ma" che a tratti interessava, a tratti dava ai nervi, a tratti divertiva e a tratti annoiava.

"Si ma questo disegno è sessista"
"Si ma è la copertina di una variant edition"


La regular è questa

"Si ma è anatomicamente sbagliata"


Dovrebbe avere la testa così

"Si ma allora Land? E' il disegnatore della serie e usa riferimenti grafici provenienti da materiale porno"


Così dicono

"Si ma sia Land che Manara sbagliano a disegnare"


Il disegno giusto è questo

"Si ma no: è anatomicamente corretta"


Se faccio apprezzamenti sulla foto rovino il senso del post

"Si ma questi disegni ritraggono solo personaggi femminili e mai maschili"
"Ma innvece si"


Trova le diffeneze

"Si ma non è la stessa cosa"
"Si ma non è la prima volta che la Donna Ragno viene ritrattta in queste pose"


Per esempio

"Si ma Milo Manara disegna fumetti erotici"


Trova le differenze 2

"Si ma non è la prima volta che realizza lavori per la Marvel"


Per dire...

Una brutta posizione quella della Marvel costretta a dover rispondere di accuse di sessismo / sessualizzazione proprio quando si era riproposta di far avvicinare maggiormente il pubblico femminile, solitamente refrattario ai comic, ai propri prodotti.
Testate come Ms. Varvel e Thor sembrerebbero andare in quella direzione, e forse lo sarà anche la Donna Ragno, ma quella copertina suggerisce il contrario.


Nessuno ha criticato le copertine delle nuove serie di Ms. Marvel e Thor

Inizialmente s'è assistito ad una levata di scudi a difesa di Milo Manara. Tom Brevoort, senior vice presidente, ha dichiarato che il lavoro di Manara è ben noto e che il riultato finale non è stato troppo distante da quello che ci si poteva aspettare da una sua illustrazione, che comunque rimane "uno dei lavori meno sessualizzati di Manara".
Della stessa opinione Dan Slott, sceneggiatore di Amazing Spider-Man, che in un paio di tweet ha ribadito come non ci si debba sorprendere se un disegnatore segua il proprio stile, per altro ben conosciuto, quando gli viene commissionato un lavoro e ha chiesto come avrebbe reagito il pubblico se una cover di Picasso avesse avuto due occhi sullo stesso lato del viso.

Anche il diretto interessato ha preso parola, in un'autodifesa pacata e molto esplicativa, ma che inciampa in qualche errore.

"Mi pare che sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo ci siano cose molto più importanti e gravi di cui occuparsi.
I fatti di Ferguson, oppure il dramma di Ebola. Che ci siano persone che se la prendano per cose del genere …
A meno che non ci sia, di questi tempi, una ipersensibilità verso immagini più o meno erotiche, dovuta a questo confronto continuo che siamo chiamati a fare con l’Islam.
Si sa che la censura del corpo della donna non dovrebbe essere una caratteristica nostra, occidentale."

Tirare in ballo altri argomenti quali Ferguson, Ebola e l'Islam, che sono del tutti estranei al mondo del fumetto, appare come un tentativo di cambiare argomento e di distogliere l'attenzione.
Sì, sono "cose più importanti" ma non è che non se ne parli e se dovessimo parlare solo di cose più importanti del fumetto non parleremmo più di fumetti.
Credo che Manara volesse sottolineare che la polemica fosse esagerata e sovradimensionata per un'illustrazione che, piaccia o non piaccia, per usare le parole dell'autore "non la considero una delle copertine più erotiche che ho fatto"

Ma forse se se ne è parlato così tanto la questione è effettivamente un problema.
Lo riconosce Manara stesso quando scrive: "Quella che secondo me è un’immagine bella, piacevole, attraente, seducente – che è esattamente il mio scopo, o quello che vorrei raggiungere – per altri è disturbante".
Ognuno ha la propria sensibilità e un'immagine (o un testo, o un video, o una musica) suscita reazioni diverse.
Non siamo tutti uguali e lo sappiamo, quindi?
Occorrono delle regole? Quelle che ci sono ora non vanno bene?
E chi dev'essere preposto a mettere questi paletti?
La legge? Le case editrici? Il Comics Code Authority?
E in base a quali criteri?
Devono tutelare tutti? Devono tutelare la maggioranza? A quanto dovrebbe ammontare questa maggioranza?
Oppure deleghiamo tutto alla coscienza e all'etica personali?
Quale dev'essere il confine tra consentino e non, se ci dev'essere?
A questo punto potremmo anche riprendere il gioco del "si ma" e portarlo alla conclusione:

"Si ma è arte"
"Si ma no"

Perché la mia convinzione è che il bandolo della matassa rimanga questo.
All'Arte è concesso trasgredire, provocare e anche offendere. Per lo meno in misura maggiore di quel che Arte non lo è. O non lo è ancora.
Per quanto abbia una storia consolidata, anzi molte storie, per quanto sia radicato con le sue correnti e le sue diversificazioni in tutto il mondo il fumetto resta ancora, nella migliore delle ipotesi, un'arte minore (notata la minuscola? Si? Ne ero certo) e il più delle volte una forma di intrattenimento poco nobile.
Ma va bene, ci siamo abituati e ormai non ci facciamo più caso.

Anche la percezione del corpo femminile cambia e a seconda delle circostanze la sua esibizione può essere una forma d'arte, una provocazione, uno specchietto per le allodole o una mancanza di rispetto.
Per esempio se la stessa illustrazione, anziché essere usata per la copertina della Donna Ragno, fosse stata usata per quella dell'ultimo album di Miley Cyrus o Lady Gaga non avrebbe destato tutte queste rimostranze.
E non credo che in termini di età il target sia tanto diverso.
Mentre invece sarebbe sembrata normalissima come copertina di Panorama o GQ, che di artistico credo abbiano ben poco.

Ma per la Donna Ragno non va bene.
Perché i fumetti sono per ragazzini.
Perché non è Arte.
Perché anche se fosse Arte sarebbe un'arte sbagliata.
Perché è offensivo.
Perché è diseducativo.
Perché in realtà chi fa disegni erotici non è un artista, ma siamo costretti a chiamarlo così solo perché è famoso in tutto il mondo.
Perché se non lo faccessimo rischieremmo di passare per i biggotti che siamo.
Perché non è tanto il disegno a darci fastidio, ma l'idea che un artista, famoso in tutto il mondo per i suoi disegni erotici, metta le mani su un personaggio che è sempre stato provocante ma che abbiamo sempre fatto finta che non lo fosse.
Perché non vogliamo smettere di fingere di non vedere.

Che poi scritta così sembra che io creda che all'Arte e all'arte tutto debba essere concesso e perdonato.
Non è così.
Anche le arti hammo limniti e responsabilità ma proprio per questo devono avere spazi e luoghi opportuni.
Il punto è capire se la copertina di un fumetto è uno di questi spazi.
E magari se cambia qualcosa nel caso in cui lo spazio è la versione variant dello stesso fumetto.

Dopo le difese iniziali la Marvel ha fatto marcia indietro. Axel Alonso, Marvel editor, si è scusato per il messaggio ambiguo lanciato dalla cover di Manara, pur ribadendo che non si sarebbe trattata di un'edizione per il grande pubblico ma per i collezionisti.
Il lavoro di Manara non rappresentava il tono della seria ma solo la sua personale visione del personaggio.

Peccato che la parte principale della sua visione, quella problematica, quella che ha suscitato tante critiche non comparirà sulla copertina.


Well done, Marvel!

Il sedere della Domma Ragno verrà copeto dal logo della testata...
La peggior soluzione che si potesse adottare: quella che scontenta tutti.
Scontenta chi ha criticato Milo Manara perché la Marvel non è tornata sui suoi passi, non ha ritirato le copie, non si è cosparasa il capo di cenere in un plateale mea culpa ma ha preferito usare un basso espediente per attirare adolescenti brufolosi in crisi ormonale.
Scontenta chi ha difeso Milo Manara perché la Marvel ha ceduto alle pressioni dei benpensanti e ha coperto a tradimento il pomo dela discordia, in un goffo tentativo di placare gli animi e evitarsi ulteriori polemiche.

Insomma alla fine sembra che nemmeno la Marvel sia effettivamente convinta del valore artistico del lavoro di Manara, altrimenti non lo coprirebbe. O no?

Quando ho letto la notizia ho subito immaginato questo:


Per la gioia di Michelangelo



Per la gioia di Raffaello



Per la gioia di Caravaggio



Per la gioia di Milo qualcuno

Insomma la Marvel aveva l'occasione di passare per Papa Giulio II che commissionò a Michelangelo gli affreschi della cappalla Sistina, ma ha finito per ricoprire il ruolo di Daniele da Volterra, il suo apprendista che coprì le nudità dei soggetti ritratti.


Dicesi: "calarsi le braghe"

Per tirare le fila del discorso, ma non ancora per concluderlo, ecco la mia posizione su tutto questo.

Sì, credo che il fumetto vada considerato una forma d'arte e che Milo Manara sia un artista.
Sì, credo che l'illustrazione della Donna Ragno sia provocante e allusiva. Molto per essere la coprtina di un fumetto americano, che comunque non è nuovo a queste pose, ma molto poco per essere un disegno di Manara.
No, non credo che il disegno fosse offensivo, che umiliasse o che sminuisse la figura della donna.
Sì credo che la copertina di una versione variant di un fumetto, destinata a collezionisti e non al grande pubblico, sia uno spazio lecito.
Sì, credo che Braghettona Marvel abbia fatto una pessima figura e che se avesse voluto tutelarsi avrebbe dovuto richiedere a Manara di modificare il disegno.

Ma andiamo avanti...
Sempre recentemente, anche se per i tempi di Internet si parla di un'era fà, è occorso un fatto analogo.
Il 12 novembre la sonda spaziale Rosetta raggiunge la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e scende sulla sua superficie.


Rosetta twittava direttamente dalla cometa

Per commnetnare il successo dell'accometaggio viene intervistato Matt Taylor, project scientist della missione.


Segue nuova esplosione di Internet

La camicia dello scienziato ha avuto maggior risalto della missione: donne discinte e armi da fuoco sono state considerate, nuovamente, come poco rispettose dell'immagine della donna e la gravità del gesto è stata amplificata dal fatto che quello scientifico è ancora un ambiente con una bassa presenza femminile.
Non è per difendere la categoria (quella maschile) ad ogni costo, ma anche in questo caso la polemica mi è sembrata un po' pretestuosa. Mi è parso che Taylor abbia voluto indossare un vestito buffo, goliardico, ridicolo oltre i limiti del buon gusto per festeggiare, alleviare la tensione o anche solo "fare il buffone".
Gli scineziati tendono a essere molto meno seri e molto più ironici di quanto ci si aspetti, tant'è vero che qualcosa di simile era già successo nel corso delle missioni spaziali.
Nel 1969 durante la missione Apollo 12 l'equipaggio di back-up aveva inserito di nascosto nella checklist delle attività extra veicolari delle riproduzioni di alcune plyamte, pin-up che vennero scoperte durante la prima passeggiata lunare dal comandante Conrad e dal pilota Bean.


Davvero? Davvero!

Le illustrazioni sulla camicia di Taylor, così come lo fu quella di Milo Manara, sono state il casus belli di una nuova campagna anti-sessista molto agguerrita che ha portato il responsabile a chiedere scusa pubblicamente per il suo abbigliamento poco conveniente, ritenuto offensivo al di là di quelle che potevano essere le sue intenzioni.
Per quanto la sua scelta possa essere stata poco opportuna e poco seria per un evento così importante la gogna a cui è stato sottoposto è stata uno spettacolo a cui avrei preferito non assistere.
L'acredine di chi lo ha messo in croce non denota maggior rispetto del comportamento che gli è stato imputato.
Quella camicia era di certo inappropriata, irriverente e fuori luogo ma trasformarla in un manifesto maschilista è stato un errore e Taylor è libero di indossare i vestiti che vuole.
Per quanto orribili.
D'altro canto non mi è piaciuto nemmeno ch l'ha difeso argomentando che non si sarebbero dovute muovere queste critiche a uno degli artefici di un'impresa scientifica unica, come se chi avesse particolari meriti potesse essere dispensato dal portare rispetto o dal rispondere delle proprie azioni.
Non è così.
O si stigmatizza un comportamento a prescindere da chi lo adotta oppure lo si accetta per tutti.
Se indossoare qulla camicia è una colpa lo è per chiunque e aver fatto atterrare una sonda su una cometa non può renderti meno responsabile.
Inoltre questa linea di pensiero riconosce implicitamente il sessismo della camicia e mi sembra un bell'autogol dei sostenitori di Taylor.

Al di là di quanto scritto quell'orrenda camicia ha avuto l'innegabile merito di far parlare di Rosetta più di quello che avrebbero fatto una giacca e una cravatta.
A proposito una riproduzione della camicia di Matt Taylor era in vendita per 60 dollari. Se la ristampano mi mancano un paio di maniche con finti tatuaggi e per la prossima fiera ho bell'e pronto uno splendido cosplay.

Quindi ognuno faccia quello che vuole e al diavolo le femministe, giusto?
Sbagliato.

Prima di scagtliare i pesanti pietroni che avete raccolto vorrei precisare un paio di cose.
Non credo che la parità di genere sia un traguardo raggiunto, che non si debba vigilare sulle disuguaglianze o, peggio, che sia un falso problema.
Ma battersi contro il disegno di Manara e la camicia di Taylor porta poco sia in termini di risultati diretti che in termini di sensibilizzazione dell'opinione pubblica.
Tutelare l'"immagine" della donna non è tutelare "la donna" e, a costo di commettere lo stesso errore che ho rinfacciato a Manara, secondo me il problema sta altrove.
Ciò su cui si deve lavorare e per cui vale la pena battersi è per esempio l'uguaglianza sul posto di lavoro, in termini salariali e di trattamento.
Il supporto alla maternità ed evitare che una donna sia costretta a scegliere tra il lavoro e la famiglia.
Un'equa possibilità di assunzione e di carriera, sopratutto in quei settori percepiti come pertinenti strettamente ad un genere anziché all'altro.
Le garanzie sulla sicurezza personale, di modo che una donna non debba sentirsi in ansia o temere di essere in pericolo trovandosi da sola in alcuni luoghi in determinate ore.
La libertà di allattare al seno senza doversi sentire in imbarazzo o senza che le debba venir richiesto di coprirsi.

Sono consapevole che un cambiamento culturale e sociale vada compiuto anche nelle piccole cose e nel quotidiano, ma mettere al rogo immagini che ritraggono donne succinte non è la via da seguire.
E' vero: possono turbare la serenità di qualcuno/a.
Ma lo è anche il ritenere che le donne siano così fragili e sensibili da dover essere difese da alcune illustrazioni con la foga esibita in questi casi.
Anche questo alimenta uno stereotipo: quello della donna indifesa che va protetta da ogni cosa e ho la certezza che le donne che conosco e che frequento si offenderebbero molto più facilmente se trattate con paternalismo e condiscensenza che se esposte a raffigurazioni erotiche di altre donne.

Restando sul tema dell'esplorazione spaziale: una decina di giorni dopo lo scandalo Taylor Samantha Cristoforetti, prima donna astronauta Italiana e terza Europea è partita per la Stazione Spaziale Internazionale.


La migliore tra 8500 candidati

Il fatto ha avuto un impatto mediatico abbastanza basso, se ne è parlato poco e distrattamente.
Anche il fatto che Samantha fosse la prima donna Italiana a lasciare il pianeta ha avuto poco risalto ma forse questo non è per forza una cosa negativa.
Perché è vero che se ne sarebbe dovuto parlare di più ma l'importanza del genere di chi raggiunge questi obiettivi dovrebbe essere qualcosa di secondario, anzi trascurabile.
Se un giorno si riuscirà davvero a non dare peso al fatto che una grande impresa, ma anche una piccola, sia compiuta da un uomo o da una donna, sa la cosa ci sembrerà completamente indifferente, allora avremo portato a casa un ottimo risultato.

Certo un po' di risonanza mediatica in più non avrebbe guastato: ingegner Cristoforetti, la prossima volta non si dimentichi di indossare un bel top con maschioni palestrati.


A proposito: l'avete visto il poster della spedizione 42? E l'avete capito?

Adesso potete scagliare quei pesanti pietroni.

Nuova Atlantide

E' strano che non abbia mai parlato della mia attività di LARPer.
E' Ancora più stramo il fatto che il mio primo intervento a riguardo non tratta un evento di Terre Spezzate, il gruppo con cui abitualmente gioco e organizzo.
Tuttavia è proprio sul suo sito che trovate un mio articolo riguardante Nuova Atlantide, il LARP organizzato a inizio settembre da Chaos League.
Potete leggerlo qua.
Buona lettura e Free Water a tutti.


Atlantidei al (quasi) completo

Il più bello, il più brutto 01: "Prometeo" e "Onslaught Scatenato"

Di fumetti ne leggo tanti.
Di fumetti ne leggo troppi.
Nel numero capita di sfogliarne di molto belli e di molto... meno belli.
Prendiamone quindi uno per tipologia e vediamo cosa ne esce fuori.

Questo giro (ne verranno altri?) due fumetti diversissimi da loro per quel che riguarda... tutto: genere, disegni, pubblicazione, provenienza e formato.
E sopratutto "bellezza".

Prometeo

Titolo: Prometeo 1. Esogenesi (Fantastica N.4)
Autori: Cristophe Bec (Testi e disegni), Alessandro Bocci (Disegni)
Editore: Mondadori Comics

Sono sicuro che questo fumetto mi abbia chiamato per nome quando l'ho visto in fumetteria. Non sapevo di cosa trattasse, né chi l'avesse scritto o disegnato, ma uno sguardo al volume mi ha fatto capire di voerlo comprare. Anzi il volume ha voluto che io lo comprassi.
Prometeo è una storia, parrebbe, di fantascienza. Per certi versi ha un'approcccio che è l'opposto della fantascienza classica.
Se infatti molto spesso nella SF si parte da piccole premesse, dall'accettazione di alcune ipotesi (e.g. superare la velocità della luce è possibile) e se ne esploravano le conseguenze in un ambientazione coerente e senza altre assunzioni, in Prometeo il punto di partenza sono gli effeti, le ripercussioni e quello che si ignora, e che si dovrà scoprire, è proprio la loro origine.
Misteriosamente ogni giorno alle 13:13 UTC qualcosa di strano accade sul pianeta, soltamente con esiti tragici. Un puntuale cataclisma giornaliero che lascia dietro di sé interrogativi senza risposte e numerose vittime.
Cosa sta succedendo alla Terra? Perché gli orologi si fermano? Perché gli erei precipitano mentre lo space shuttle, la stazine spaziale internazionale e il sottomarin USS Thunderbay scompaiono e ricompaiono dal nulla? Perché anche il Titanic riappare in mezzo all'oceano come se non fosse mai naufragato?
Un sacco di eventi senza alcun senso apparente che alimentano gli intricati misteri della storia.
Cosa c'è alla base di tutto? Centrano forse gli alieni? Il governo? I paradossi temporali? Le divinità dell'antica Grecia?
Numerosi sono i personaggi introdotti che non sembrano, almeno per ora, avere legami tra loro. Ognuno si trova suo malgrado coinvolto nella vicenda, subendo quanto accade o indagandovi sopra. Numerosi sono i cambi di scena, ed i salti temporale che, assieme a dialoghi ricchi e articolati richiedono un po' d'attenzione durante la lettura dell'opera.
Le tavole sono costituite da numerose vignette, ricche di baloon e scambi di battute che però cedono improvvisamente il posto a doppie pagine con panoramiche mozzafiato in cui lo sguardo si perde.


GASP!

I toni caldi dei colori sono velati da pesanti ombre sui volti dei personaggi come a voler celare la verità ai loro occhi, mentre le vignette che ritraggono le scene di distruzione ricordano per certi versi la Neo-Tokio devastata di Akira, se non per i dettagli e i particolari almeno nella forza e nell'impatto visivo.


13:13

Speriamo che la storia proceda su questo binario e che tutti i nodi vengano al pettine. Ho letto il secondo volume e anche questo lascia ben sperare.
Sarebbe un'occasione sprecata se questa storia dovesse concludersi senza un finale coerente e chiarificatore.

Onslaught Scatenato

Titolo: Onslaught Scatenato (Avengers Deluxe Presenta N. 4)
Autori: Sean Mckeever (Testi) e Filipe Andreade (Disegni)
Editore: Panini Comics

Onslaught è un personaggio creato dalla Marvel nel 1996, durante l'omonima saga, in cui i principali supereroi sembravano incontrare la morte nell'affrontarlo ma solo per trovare una nuova vita nel Rinasciverso, un altro universo creato per l'occasione da Franklin Richards, il figlio di Mr Fantastic e dela Donna Invisibile dei Fantastici Quattro.
Erano gli anni '90.
Da allora Onslaught NON divenne uno dei principali antagonisti dell'universo Marvel, NON tornò più e più volte a minacciare gli eroi, NON mise a repentaglio le sorti del nostro universo con piani contorti e macchinosi.
La sola apparizione che fece precedentemente fu in occasione della miniserie "Onslaught Reborn" del 2006 che celebrava il decennale del personaggio..


Una delle copertine che commemorarono i dieci anni di anonimato del personaggio

"Onslaught Reborn" avrebbe dovuto insegnare che certi scheletri è meglio tenerli negli armadi e non farli uscire, specie se sono gli scheletri dell'essenza malvagia di Magneto fusa col lato represso e oscuro del Professor X.
Erano gli anni 90.
Onslaught poteva avere un senso quando è nato. Grande minaccia semionnipotente da prendere a calci, raggi energetici e impulsi telepatici in un pagine e pagine in cui gli eroi si scagliano contro il nemico senza che si capisse da dove fossero saltati e dove sarebbero atterrati.


La doppia coertina dell'epilogo della saga orginiale: tutti che zompano nel vuoto

A distanza di 14 anni (la storia è del 2010) un personaggio di questo stampo è un po' fuori dal suo tempo ed è gustoso quanto puà esserlo un piatto di minestra riscaldato.
Un piatto di minestra insipida riscaldato.
A Onslaught si può guardare con nostalgia, e ci si può anche concedere un sorriso nostalgico come quando si pensa a un vecchio amico. Un vecchio amico che però preferiamo mantenere come ricordo e per il quale non avvertiamo la necessità di scoprire, dopo tanto tempo, come stia e cosa abbia combinato nella vita.
Ripescarlo per una storia non è un inizio stimolante. Poi la sorpresa può sempre arrivare e una storia convincente può saltare fuori, mo non è stato questo il caso.
Il super malvagio che vuole distruggere/conquistare mondi/universi si trova questo giro ad affrontare un gruppo di supereroi di terz'ordine, capitanati da Capitan America e dalla Vedova Nera: Gravity, Firestar, Ant-Man, Spider Girl, Gravity, Toro... Toro? E chi diavolo è? Boh? Nessuno che abbia a che fare con la spalla della Torcia Umana originale.
E Nomad.
L'ex versione femminile di Bucky, primo sidekick di Capitan America, giunta durante Onslaught Reborn dal Rinasciverso su Terra 616, dove ha assunto l'identità di un'altra spalla di Cap, che aveva a sua volta assunto un'altra identità dismessa di Steve Rogers...
Lasciate perdere, troppo complicato.
Ma dei personaggi sgamuffi che battono il Malvagio Signore Del Male non diventano degli eroi epici, fanno soltanto fare la figura del fesso al loro nemico.
Lo stesso nemico che aveva richiesto il sacrificio di Vendicatori, Fantastici Quattro e altri eroi sparsi nella sua prima apparizione, assorbendo il potere dei mutanti più potenti del pianeta.
Erano gli anni 90.
Oltre alla storia i disegni non funzionano. I personaggi di Filipe Andrade non mi piacciono: troppo distorti, troppo spigolosi. Che se sei Kevin O'Neil e stai disegnando Marshall Law va bene, ma in questo caso gli eroi sembrano una loro stessa parodia grottesca. Gli arti si allungano e si affusoliscono senza ritegno creando un effetto certamente voluto ma che non convincente.
In certi momenti i disegni sembrano schizzati o abbozzati senza rifiniture o cura per particolari e i toni cupi sembrano usati più per mascherare queste assenze che per creare un'atmosfera cupa.


No!

Ancora no!

Proprio no!

Non c'è verso per farmi piacere Andrade. Mi spiace, ma anche su Capitan Marvel non mi entusiasma.
Mi piacerebbe vederlo all'opera su qualcosa di non supereroistico per provare se mi fa lo stesso effetto. Credo che i supereroi non siano nelle sue corde, o più probabilmente è solo il suo tratto a non essere nelle mie.

Per concludere: quelli saranno stati gli anni '90, questi anni invece che scusa anno?

(Dai che forse questa diventa una rubrica)

Il Supreme di Alan Moore: "The story of the year"

Uno dei fumetti meno noti di Alan Moore

Music
Title: Supreme
Album: generation love
Artist: Maö
Licence: Creative Commons 3.0 (Attribution, No commercial, Share Alike)

Amburgo

Piccolo resoconto della mia uscita amburghese.


Alster

Amburgo è stata completamente rasa al suolo e ricostruita durante l'ultima guerra.
Si vede: la città è molto moderna e ben organizzata. Va bene, siamo in Germania e a noi del Bel Paese ogni città sembrerebbe ben organizzata.
Mi è sembrato che la città fosse con "poco" da vedere ma con "molto" da fare, e in cui vivere non dev'essere affatto male.

Mentre camminavo a caso nella città ho trovato molti angoli dove fermarmi a leggere e riposarmi.


Relax

Sì, mi piace caminare a caso nelle città.
E anche leggere.
E anche fare le due cose assieme.
E mi piace anche la street art è ad Amburgo ho visto alcuni esempi non male.


Come questo



O questo

Dopo il primo momento "contemplativo",aver atteso l'arrivo degli altri, esserci riuniti abbiamo sfidato la sorte ordinando una birra in "Der Clochard": il bar rinomato per essere il più economico di tutta Amburgo.
Con gran sprezzo del pericolo mi sono persino arrischiato a visitarne il bagno: alla faccia dei peggiori bar di Caracas.
Niente foto del più grande Sex Shop di Amburgo: non era possibile fare foto all'interno.
Non potrete quindi vedere quelle gabbie per barbagallo con spuntoni interni (ouch!).

Il giorno dopo tappa la mercato delle pulci: c'erano delle splendide maschere antigas che rimpiango di non aver preso, ma non mi sarebbero mai state in valigia


Venghino siori! Venghino!

Poi pranzo in una falaferia... flafelleria... in un ristorante con tappeti e falafel.


Still life



Fuori dal locale c'era un panda dalla minzione prepotente

A seguire un rave party fino all'alba.


I wanna rock and roll all nite!!!

Bugia.
La foto qua sopra arriva dal Miniatur Wunderland un'esposizione di trenini e modelli fantastica con diorami mastodontici da lasciare senza fiato.
Avremmo dovuto starci un'ora e invece ci siamo rimasti due ore e mezzo e siamo usciti solo perché eravamo in ritardo con la cena.


Incantati dal pifferaio

Siamo rimasti tutti a bocca aperta e ci siamo pesi nell'esplorare i giganteschi diorami ricchi di dettagli:


Montagne



Unicorno



Poca intimità



Ponte trafficato

Pare ci sia stata una partita di calcio in serata. Non seguo gli sport minori ma i miei compagni di viaggio sembravano particolarmente contenti per il risultato.
Qualcosa che aveva a che fare con un 2 a 1 all'Inghilterra... non lo so stavo leggendo.
Dopodiché a ballare fino all'alba.
Questa volta sul serio.

Abbiamo tirato le quattro di mattino, concludendo al Fischmarkt: il mercato del pesce dove i gggiovani, conclusa la notte brava, vanno a fare uno spuntino a base di aringhe, cipolle e citrioli sottaceto, e i vecchi(?) marinai e pescatori inizano a popolare i pontili


Ok questa foto non l'ho fatta io, ma è stata scattata col mio cellulare, quindi vale lo stesso

Quì spezzerò una lancia a favore delle aringhe. Le aringhe sono buonissime e ingiustamente disprezzate dal volgo, ignorante e bifolco.
Chi non mangia le aringhe, anche alle quattro di domenica mattina, non può dirsi un vero uomo.
E comunque anche dopo che il sole è sorto si continua a sentire musica.
Al mercato del pesce.


Altro che MDMA! Un bel morso a un aringa affumicata e siamo tutti pronti a riprendere a ballare

Il giorno dopo siamo andati a sentire un gruppo balcanico in un edificio balcanico.


The gate

E siamo finiti tutti in questo video:

Siamo quelli seduti sulla sinistra.

Il posto era davvero bello con dei murales niente male


Come questo



O questo



O questo

Abbiamo concluso il concerto cantando tutti quanti Bella Ciao in chiave balkan. Un coro partito piano e che ha poi coinvolto tutti i presenti.


E seppellire.... lassù in montagna...

Per finire un giro in centro...


Il venditore di bolle

...e un salto all'orto botanico


Gialli

La sera abbiamo visto uno spettacolo di fontane danzanti luminose, che realizzavano coreografie sulla base di alcuni brani tango.
Penso che sarebbe stato più soggestivo se avessero fatto il tutto durante quella giornaliera ora e mezza di buio di cui dispone Amburgo in estate.


Le luci!

Il parco era molto bello, popolato da un numero esoritante di conigli che dopo l'orario di chiusura escono allo scoperto e ci siamo divertiti a inseguirli per i prati.
Sì.
Dopo l'orario di chiusura.
Siamo rimasti chiusi nel parco, braccati da conigli zombi, presumubilmente robotici, desiderosi di vendicarsi e ucciderci tra atroci sofferenze.
Abbiamo cercato un'uscita seguendo alcuni tedeschi caduti anche loro nella trappola dei roditori nonmorti... senonché anche loro erano in realtà degli sporvveduti italiani, tra l'altro molto più preoccupati di noi perché inseguiti da un gruppo di loschi figuri malintenzionati.
Non vi dirò come abbiamo fatto ad uscire perché è la trama di un film che ci siamo inventati mentre cercavamo una via di fuga. Film che non so come finisce perché il mio personaggio è stato il primo a morire: mai separarsi dal gruppo in un horror. Mai.
Prossimamente lo vedrete in sala: stiamo per spedire il soggetto a Carpenter.
Vi basti sapere che il giorno successivo siamo riusciti tutti a prendere il treno per andare all'aeroporto e tornare a casa sani e salvi


Verso casa

Se le foto vi sono piaciute potede dare un occhiatta alla galleria completa.


Mi hanno trovato: i conigli mannari - zombi - ninja - assassini - cibernetici - dallo spazio sono sulle mie tracce

La fine di una relazione

Addio.

E' tutto finito.

No, non tutto ma solo quello che c'era tra di noi.

Sono certo che riuscirò a fare a meno di te, una cosa che un tempo reputavo impensabile.

Eri te che cercavo quando stavo male, quando avevo bisogno di lenire le mie sofferenze, quando le pene erano troppe.

Ma mi sono accorto di essere divenuto dipendente dal tuo aiuto e di non poter fare più a meno della tua presenza.

Tutte le mie giornate ruotavano attorno a te, e quante volte mi sono svegliato nel cuore della notte desiderandoti.

Ma ora non è più così.

Ho superato tutto questo e sono pronto a rinunciare a te.

Mi lascerò alle spalle tutto ciò che hai significaoto per me.

Ora sono pronto per continuare da solo, senza il tuo conforto e se mai un giorno il dolore dovesse spingermi di nuovo a desiderarti, sarà sempre troppo presto.

Justice League of America: Il Film

Il tanto atteso film della Justice League!
Sul serio.
Il film della Justice League

Music
Title: Dance Cleopatra
Album: Démo
Artist: ZamalSka
Licence: Creative Commons 3.0 (Attribution, Share Alike)

Errori di gioventù

Talvolta si compiono degli errori.
Soprattutto quando si è giovani, avventati, incapaci di pesare correttamente le conseguenze delle proprie azioni.
E non sempre è facile porre rimedio ai propri sbagli.
Più spesso di quanto si creda basta poco, delle scuse o un piccolo sacrificio.
A volte sono necessarie rinuncie più grandi.
In alcuni casi aggiustare le cose e impossibile, a dispetto di tutto il rimpianto che si può provare.
Capita ogni tanto che le occasioni per raddrizzare ciò che è andato storto si presentino a distanza di anni, quando il tempo ha sbiadito il ricordo e poca importanza viene ora attribuita a quella lieve mancanza.
Ciò che un tempo era sembrato un torto irreparabile pare ora una questione di poco conto, quasi trascurabile.
Ma non cogliere questa seconda occasione sarebbe un errore ben più grave del primo.
E così ho fatto ieri.

Nel 1997 seguivo PK una delle pubblicazioni Disney più intriganti e coinvolgenti che mi sia capitato di avere tra le mani.
PKNA (Paperinik New Adventure) era a suo modo unfumetto rivoluionario per quegli anni, e forse lo sarebbe anche oggi: proponeva nuove storie di Paperino, e del suo alter ego Paperinik, in una nuova veste, simile per formato e taglio delle storie ai comic americani.
Da questi introduceva anche l'elemento della continuity, inserendo le storie in un unico arco narrativo coerente con se stesso. Un fattore che fino a quel momento avevo incontrato di rado su Topolino.
Ma purtroppo, a causa della mia giovane età e complice le limitate finanze di cui disponevo, la abbandonai col numero 15.
Scelta sciagurata, che rimpiansi a lungo negli anni a venire!
Ma ieri, bazzicando un mercatino dell'usato mi sono impbattuto in questi...

Tutti (quasi) i numeri che mi mancavano!
In buone condizioni!
A 50 centesimi l'uno!
Come poter non approfittarne?

E ora eccomi a coccolare i miei albi di PK.
Mi manca solo il numero 30 e tre dei quattro speciali, che confido di recuperare in una prossima fiera.

Se non avete mai letto PK e non sapete cosa sia mi dolgo per voi: la vostra vita è triste e indegna d'essere vissuta.
Ma per vostra fortuna, come vi ho appena raccontato, è un errore a cui si può porre rimedio

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