Le cinque, anzi quattro, fasi

Sto lavorando alla realizzazione di un Larp.


Questo

E' prassi comune, quando procediamo coi lavori, creare diversi gruppi su Facebook e iscrivervi i partecipanti sulla base della loro fazione di appartenenza.
Siccome in questo caso il Larp è ambientato nel contesto storico della seconda guerra mondiale, durante la ritirata nazista, abbiamo creato gruppi specifici per:

  • I partigiani
  • I nazifascisti
  • I civili

Lo scopo dei gruppi è quello di permettere ai giocatori di coordinarsi, reperire e scambiarsi materiale e prepararsi per i personaggi che dovranno interpretare.
Qualche giorno fa Facebook ha deciso di chiudere il gruppo dei nazifascisti.


Il social network rende liberi

A dispetto del messaggio preconfezionato che abbiamo ricevuto, il gruppo non promuoveva messaggi d'odio, né conteneva minacce o messaggi osceni.
Non era un gruppo neofascista, per il quale molto probabilmente è stato scambiato.
Forse la dicitura "Nazifascisti" ha tratto in inganno il sistema di controllo di facebook.
O forse ha tratto in inganno qualcuno che, senza prendersi la briga di controllare il contenuto del gruppo, si è affrettato a segnalarlo.
O forse ancora chi l'ha segnalato non è stato affatto tratto in inganno: non tutti approvano la preservazione di memoria storica e le celebrazioni per i 70 anni della liberazione.

Onestamente ritengo poco plausibile questo ultimo caso. Come dichiara il Rasoio di Hanlon "non attribuire a malafede quello che si può spiegare con la stupidità".

La mia reazione a questo imprevisto ha subito dei passaggi vagamente simili a quelli dell'elaborazione del lutto.

Negazione

Non c'era proprio nulla da negare.
Il messaggio era abbastanza chiaro.

Disperazione

Puoi fare il diplomatico quanto vuoi, ma questa cosa "ti rode".
Ti fa arrabbiare e vorresti prendere a pugni chi ha cliccato sul dannato bottone "detona gruppo".
E chi l'ha segnalato.
Ho digrignato i denti e levato strali alla volta del malvagio Zuckerberg.
C'è poco da fare, si può mostrare tutto l'autocontrollo del mondo in nome della civilità e dell'educazione ma dentro si cova rancore.

Stavo più o meno così

Patteggiamento

Magari non tutto è perduto.
Forse c'è ancora qualche possibilità, per quanto esigua, di riottenere quel che ci è dovuto.
Provo quindi a contattare il supporto tecnico, a recuperare una mail, a cercare tra le impostazioni dove segnalare l'errore.
Il meglio che riesco a fare è stato lasciare un commento ad un post sulla pagina di Facebook Italia.
Un metodo poco ortodosso, ma apparentemente comprovato e abbastanza efficace da attirare l'attenzione di qualcuno.


Un help desk vero e proprio avrebbe fatto comodo

La risposta è giunta in tempi brevi ed è stata molto cordiale e disponibile, sebbene inuntile.
Nulla da fare il gruppo era definitivamente andato.

Depressione

Credo che un po' di presomalanza mi fosse consentita.
Poca, giusto il minimo per poter sbuffare sconsolato e concedermi 20 secondi di mestizia.

Accettazione

Ed è dove ci troviamo adesso

Quello che è successo non è nulla di grave. Non ha avuto tragiche ripercussioni, al di là del fastidio e della perdita di un po' materiale recuperabile con qualche sforzo.
E' stato aperto un nuovo gruppo con un nome meno fuorviante e tutti hanno ripreso dove si erano interrotti.
Non è nemmeno una novità: su Facebook accade ogni giorno che, a torto o a ragione, vengano sospesi account, bloccate pagine e chiusi gruppi.
Né sorprende che un gruppo di finti nazifascisti sia stato chiuso metre quelli veri abbondano e rimangono aperti: non danno fastidio ad abbastanza persone.

Infatti la politica seguita da Facebook nell'attuare contromisure di questo tipo non segue la logica del verificare i torti subiti e commessi, ma del minimizzare i costi.
Controllare i contenuti di pagine, gruppi e utenti ha un costo e a Facebook non conviene sostenerlo per ogni segnalazione che riceve.
Sceglie di operare in base al numero, al potenziale di malcontento e proteste che un determinato contenuto genera o potrebbe generare attuando chiusure sommarie e approssimative ma che statisticamente convengono dal punto di vista economico.
E' ingiusto, ma per certi versi comprensibile.
Certo, un po' stupisce l'inapellabilità di queste decisioni e l'impossibilità di contestarle, ma forse anche questa è una questioni di numeri.
Non mi stupirei se gruppi più numerosi dovessero ricevere un trattamento differente: l'ottica rimarrebbe comunque quella di scontentare il minor numero possibile di utenti.

Accettiamo, dunque.
Accettiamo quel che già sapevamo: che Facebook non va bene per ogni scopo.
Che affidare le nostre risorse a qualcun'altro è un rischio. Dall'oggi al domani basta che l'incaricato di turno flagghi un campo 'annichilisci' per restare con un pugno di mosche in mano.
E questo non concerne solo Facebook, male assoluto degli anni 2000.
Né tantomeno è un discorso che riguarda solo il Larp.
Se dai in mano a qualcun altro gli strumenti che utilizzi per gestire un'attività, un evento o una community devi tenere a mente che questa mano può chiudersi per qualche motivo indipendente dalla tua volontà.
Molte volte è necessario accettare un compromesso tra comodità e libertà d'uso, tra visibilità e indipendenza; quanto successo ha fatto spostare il mio compromesso ideale un po' più verso i secondi.
Il che non vuol dire che smetterò di usare gruppi Facebook o Google Drive, sarebbe irrealistico e controproducente, ma se dovesse essere possibile usare altre soluzioni sicuramente le prenderò in seria considerazione e a parità di strumenti e potenzialità le preferirò.

Ok lezione imparata.

P.S.
Ma voi vi siete iscritti a I Ribelli della montagna?
Sarà bellissimo e chi non viene è un vile segnalatore di pagine Facebook.

P.P.S.
Lavorando a questo Larp sto facendo un po' di studio: raccolta di materieli, lettura di articoli, ricerche sui regimi etc.
Se qualcuno dovesse avere accesso alla cache e alla cronologia del mio browser mi prenderebbe per un nostalgico.
Signor omino dell'NSA che tutto spia, non equivochi anche lei, la prego.