Tristezza 2014

Forse è tardi ma un augurio lo voglio comunque fare.
Mi sento in obbligo di augurare buon anno al bambino che ho visto ieri sera.
All'una e mezza di notte.
In un bar, di certo non adatto a un bimbo di sei, sette anni quale poteva essere lui.
Per carità non si trattava certamente di un covo di malavitosi, tagliagole o criminali, le mie frequentazioni abituali saranno anche di dubbio gusto e talvolta poco consone a un esponente di spicco dell'alta società pari mio.
Tuttavia non era nemmeno un luogo dove mi sarei intrattenuto con mio figlio sino a una tarda ora della notte, in compagnia di nottambuli imbenzinati, di banshee del karaoke e di festaioli cronici ancora intenti a dare il benvenuto al nuovo anno.
Il bambino in questione non si trovava lì da solo, ma era accompagnato dai suoi genitori e, come spesso succede in questi casi, qualcuno aveva premura di tornare a casa e qualcun altro insisteva per restare.
Il dialogo che ho udito ha avuto grossomodo le seguenti battute:

Bambino: - Mamma sono stanco andiamo a casa -
Mamma: - No dai ancora un po'. Lasciami fumare una sigaretta -
Bambino, volgendo lo sguardo al padre: - Papà dagli metà della tua, così poi andiamo a casa -

Ecco bambino, ti auguro un buon anno e tanta fortuna.