Un anno fa

E’ passato un anno dall’attentato presso la sede di Charlie Hebdo, il tempo minimo per poter fare una riflessione. Non una riflessione a sangue freddo, perché l’unico sangue freddo è quello dei morti di quest’anno, ma nemmeno dettata dalle emozioni del momento.

Come tutti l’anno scorso non conoscevo Charlie Hebdo.

Sì probabilmente mi sarò imbattuto nelle vignette di Crab e Wolinski, e avrò sentito l’eco dello sdegno sollevato dai loro exploit più controversi, ma non lo seguivo e non posso dire che lo conoscessi. Come tutti.

Diciamo come quasi tutti, per non fare torti a nessuno.

E non conoscendolo, come quasi tutti, la prima cosa che ho fatto quando ho ricevuto la notizia è stata, come quasi tutti, pubblicare un indignato, scandalizzato, oltraggiato aggiornamento di stato su facebook.


Sul momento non sembrava male

Un commento istintivo m’è scappato.

Scusate.

Certo nei giorni seguenti l’hanno fatto in tanti, e sono convinto che molti ignorassero, come me, la rivista e gli autori. Però tutti erano Charlie.

Quasi tutti.

Io l’hashtag #JeSuisCharlie non l’ho usato. Non me la sono sentita. Perché avrei dovuto usarlo se non avevo mai letto un numero della rivista?

Sia chiaro però: non ce l’ho con chi l'ha fatto o con chi ha cambiato il proprio avatar. Così come non ho nulla da ridire a chi decide di aggiungerci una spada laser o una bandiera arcobaleno. Ognuno manifesta la solidarietà, gioia o sdegno come meglio crede e io ho creduto che non facesse per me.

E' stato però molto triste vedere nei mesi successivi tutti scoprirsi #JeSuisQualcosa o #JeNeSuisPasQualcosaltro. Mi è sembrato tutto un po' strumentale, un "farsi vittime coi morti degli altri". Ma è sempre meglio di chi ci ha lucrato sopra, come il Corriere della Sera con un’opera di sciacallaggio che ha sputato in faccia a tutti gli autori coinvolti, a loro insaputa, nell’iniziativa.

Ma anche se l'avessi conosciuto è probabile che Charlie Hebdo non mi sarebbe piaciuto. Non so se prima del 7 gennaio 2015 sarei stato così tollerante e comprensivo nei riguardi del suo stile e dei suoi contenuti.

Probabilmente no. Probabilmente quelle vignette non mi sarebbero piaciute.

Ma per quelle vignette sono state uccise delle persone. E a distanza di un anno cos’è successo al mondo?

Mentre i governi in lutto difendevano la liberta d’espressione venivno avallate leggi per limitarla.

L’ISIS / ISIL / Daesh è diventato il mostro da sconfiggere a ogni costo e fa più paura di Al-Quaeda.

E’ entrato in gioco anche nella guerra civile in Siria ch,e dopo essere stata ignorata per cinque anni dall’occidente, ha attirato le sue attenzioni.

Intanto i profughi di guerra fuggono verso l’Europa che teme un esodo incontrollato e non sa come affrontare un'emergenza umanitaria.

Le stragi in Tunisia al museo del Bardo di Tunisi e a Susa mantengono alto il livello di tensione, ma attraversare il mediterraneo è pericoloso tanto per gli europei che per i clandestini in fuga dalla Libia.

Erdoan viene inaspettatamente riconfermato alle elezioni politiche in Turchia la quale, dopo diversi episodi di sconfinamento, abbatte un caccia russo.

Putin, che sostiene Assad contro l’ISIS promette ritorsioni che fortunatamente si limitano a essere economiche.


La tensione tra Erdoan, Putin e Assad

Nel frattempo i Curdi continuano a sparare in prima linea riconquistando e riperdendo Kobane, ma nessuno se li fila.

E la fine dell’anno vede nuovamente Parigi come bersaglio di una serie di attentati.

Cos'è successo al mondo? Il mondo è diventato un posto decisamente più brutto.

Un mondo che ha paura, in cui le persone sono pronte a difendere coi denti il tanto o poco benessere, la tanta o poca sicurezza che hanno. Persone più egoiste, che difficilmente cedono qualcosa a qualcun altro, straniero ma non solo.

Si applaude l’uomo forte e si cercano le soluzioni sbrigative. Si invocano le bombe, i fucili e la guerra.

Si fanno guerre in Medio Oriente da sempre e non hanno mai funzionato. Sul serio, hanno mai portato a qualche risultato?

Sia chiaro, io capisco che tu abbia paura.

E’ comprensibile, anche io ho paura.

Ho paura che qualcuno possa farmi saltare per aria in nome del suo dio.

Ho paura che controlli inesistenti sui flussi migratori portino a un aumento della criminalità.

Ho paura che qualcuno chiuda i rubinetti del gas lasciando il mio Paese al buio.

Solo che io ho paura anche di te.

Ho paura dei tuoi giudizi affrettati, della sicumera delle tue sentenze, del tuo essere disposto a sacrificare persone, diritti e umanità per la tua incolumità.

Ho paura dei tuoi “Bombardiamoli tutti” quando parli dei musulmani senza sapere che ci sono sciiti e sunniti.

Ho paura dei tuoi “Spariamo a tutti” quando parli di immigrati, e quando ignori volontariamente la differenza tra clandestini e profughi.

Ho paura della tua chiamata alle armi, dei tuoi appelli ai manganelli e alla giustizia sommaria fatta in casa. (Che è un po’ la stessa giustizia sommaria che invochi quando sostieni che “i marò hanno avuto quel che meritano e che se ne stiano in galera senza processo”. Che é un po' la stessa giustizia sommaria che invochi quando sostieni che “Stefano Cucchi ha avuto quel che meritava, un criminale di meno in giro”. Ma su questo magari ci torniamo un’altra volta.)

Ho paura del fatto che tu sia così pronto a rinunciare a uno stato di diritto.

A un anno di distanza mi sembra quindi che il terrore abbia vinto: c’è un più di paura, sospetto, rabbia e rancore. Ottimo lavoro Al-Quaeda.

Ma, almeno per me,  non è l’unica cosa che è cambiata. Sono diventato molto più tollerante verso la satira, quella cattiva volgare e offensiva. Se prima cercavo una mediazione tra l’umorismo feroce e il buon gusto, ora non mi interessa più.

Ho capito che la satira innocente non esiste, la satira deve essere colpevole.

Coplevole di lesa maestà.

Colpevole di mettere alla berlina i poteri.

Colpevole di non guardare in faccia nessuno.

E a me va bene così. Adesso sì che quelle vignette mi piacciono.

Continuerò a ridere, anche di quello che offende. Soprattutto di quello.

Anche questa al momento non sembrava male