Uno bello, uno un po' meno 02: "Evroniani" e "Una Rottura di Cloni"

Secondo round.
E cambiamo le regole, o meglio cambiamo il titolo.
Ci ho pensato su e "Il più bello, il più brutto" non mi piaceva come nome della rubrica.
Non sembra anche a voi un po' troppo supponente? E poi io i fumetti brutti cerco di evitarli e mi sono accorto che avrei problemi a scegliere i titoli giusti.
Falso, leggo numerose boiate e ne sono pienamente cosapevole. Ma la maggior parte delle volte non sono fumetti oggetivamente brutti ma che hanno qualcosa che non va, che non mi convince, che stona e che fa pendere il piatto della bilancia da un lato, piuttosto che dall'altro.
Altre volte invece non hanno proprio scuse.
E nemmeno io.
Quindi cambiamo none: "Uno bello, uno un po' meno".
Sì questo rende meglio l'idea.
E ricominciamo con due fumetti molto simili: entrambi made in Italy, entrambi umoristici e più-o-meno-pressappoco-quasi supereroistici parodistici.

Evroniani

Titolo: PKNA 0 - Evroniani
Autori: Alessandro Sisti, Ezio Sisto (Testi), Alberto Lavoradoir (disegni)
Editore: Walt Disney Company Italia

Tra ristampe e nuove storie sembra proprio che PK stia vivendo una seconda giovinezza. Io ho già raccontato di come ho recuperato gran parte dei numeri che mi mancavano.
Con Lucca ho potuto colmare gli ultimi buchi e ne ho approfittato per una maratona sparandomi d'un fiato tutti e 50 i numeri della prima serie, più i tre numeri zero e i quattro speciali.
Il numero zero sarà quindi un pretesto per parlare di tutta la serie che, vuoi per l'effetto nostalgia, vuoi per l'oggetiva ottima qualità della serie, ha un posto speciale nel cuore di molti lettori.

Nel 1996 PKNA (Paperinik New Adventures) è stato il tentativo, riuscito, di interpretare Paperinik come un supereroe americano. Un'operazione delicata basata sull'equilibrio tra due generei narrativi, quello umoristico e quello supereroistico, con regole proprie, simili ma non necessariamente compatibili al 100%.
Il PK-Team ha raggiunto lo scopo: realizzare qualcosa che fosse al contempo nuovo ma familiare, dotato di una sua coerenza derivata dalla sintesi di due mondi.
Diversi autori sono passati per le pagine del mensile, come Artibani, Pastrovicchio, Sciarrone, Gervasio, Faraci, Ziche, Celoni e a leggere i commenti dei diretti interessati PKNA è stata un'occasione unica in cui sperinentazione e creatività hanno dato ottimi frutti, facendo da apripista a numerose proposte successive come Myckey Mouse Mistery Magazine, X-Mickey e W.I.T.C.H..
Ma quali sono stati gli elementi presi a prestito dai comic e introdotte nelle storie di Paperinik?

In primo luogo la continuity. A differenza delle classiche avventure disneyane scollegate le une dalle alrte e ambientate in un limbo temporale senza un prima o un dopo, quelle di PKNA seguono un unico corso degli eventi con personaggi ricorrenti, sviluppi che dipendono da episodi passati e trame portate avanti numero dopo numero.
Basti pensare che il numero zero si apre mostrando nelle prime pagine uno dei comprimari principali di PK, Xadhoom, che farà il suo esordio vero e proprio soltanto due numeri dopo.


Xadhoom fa la sua aprima apparizione in penombra

Tuttavia, a differenza di quello che accade negli albi americani, i numeri di PKNA sono autoconclusivi e leggibili autonomamente.
I rimandi agli episodi precedenti ci sono, ma ridotti al minimo e le sottotrame che si dipanano attraverso diversi numeri, a parte qualche caso iniziale, sono praticamente inesistenti.
Un approccio molto più vicino al fumetto italiano e affine ai palati nostrani.

Un altro fattore è il cast di personaggi: non più i comprimari classici come Archimede, Paperina e i tre nipotini ma personaggi nuovi, concepiti da zero per essere funzionali alle storie e che, grazie ai quattro anni di vita editoriale, hanno avuto una caratterizzazione approfondita e più sfaccettata di quella a cui le avventure di Paperinik avevano abituato il lettore.
Molto spesso infatti i personaggi hanno un comportamento duale, a volte addirittura ambiguo, che impedisce di etichettarli con semplicità come totalmente buoni o malvagi.
Il Razziatore, un cyborg avvoltoio che sfruttava i viaggi nel tempo per il proprio profitto, si trova spesso a dover collaborare con Paperinik. D'altro canto la vendicativa Xadhoom, unica superstite del pianeta Xerba distrutto dagli Evroniani, ha metodi molto sbrigativi e un carattere aggressivo che la rendono un'alleata difficile e talvolta addirittura pericolosa.
La Tempolizia, che vigila sul corretto mantenimento del flusso temporale, si troverà a ostacolare il nostro eroe in più di un'occasione, e la loro agente Lyla sarà chiamata a scegliere tra l'amicizia verso Peperinik e il senso del dovere.
Persino Angus Fangus, l'indfido giornalista che non perde un'occasione per diffamare Paperinik, mostra talvolta tratti altruistici e comunque per quanto opportunista possa essere rimane uno dei personaggi più simpatici.
Infine gli Evroniani... no loro sono proprio cattivi.


Dopo gli Evroniani i numeri 0/2 e 0/3 introducono il Razziatore e a Xadhoom

Il J. Jonah Jameson di PK

Gli antagonisti non sono più la Banda Bassotti a gli altri ladruncoli più o meno incalliti di Paperopoli, ma villain tipici delle serie supereroistiche più orientate verso la fantascienza. Incontriamo infatti alieni che vogliono conquistare la Terra, scienziati pazzi che la minacciano, malvagie intelligenze artificiali, robot assassini e criminali provenienti dal futuro, che sembrano sbucare fuori dalle pagine dei Fantastici Quattro.

Un terzo elemento tipico dei comic amricani è il formato dell'albo: spillati da 80 pagine 17x25,5 cm. Una dimensione inedita (per lo meno in Italia) per un albo Disney uguale in tutto e per tutto a quella utilizzata per pubblicare le storie della Marvel, DC e Image.
Ma anche la struttura delle pagine richiama i comic di quel tempo. La rigida griglia 3x2 delle pagine di Topolino viene scardinata e rimpiazzaata da layout articolati e complessi, al punto che talvolta risulta anche difficile seguire l'ordine di lettura delle vignette Ma del resto questa era una caratteristica tipica dei comci di fine anni '90.


Un esempio dell'ordine di lettura dei baloon

Le atmosfere, i dialoghi, le trame, i personaggi, le soluzioni narrative, tutto quanto in PKNA rispetta lo stile dei fumetti supereroistici americani e se ci dimenticassimo per un attimo che stiamo leggendo le avventure di un papero, se Paperinik non avesse il becco e le piume ma arti con cinque dita non penso che noteremmo la differenza.

Non si può non menzionare la PK-Mail la mi-ti-ca pagina della posta in cui lo staff si prendeva gioco dei lettori, eludendo le domande, rispondendo con tomi provocatori, rinfacciando penuria di femmine ed evocando roditori domestici. La pagina della posta più esilarante della carta stampata dopo quella di Cioé.

La prima serie si conclude portando a compimento tutte le trame, dando alle vicende di ogni personaggio un degno epilogo. Tuttavia un paio di dubbi mi sono rimasti.
Nel numero due di chi è la voce che aiuta Paperinik a disattivare Due (non è un errore, notate la maiuscola)?
A rigor di logica dovrebbe essere Everet Ducklair ma non viene confermato da nessuna parte.


Lui dice imbavagliato, ma io mi fido poco

E soprattutto cosa nasconde il passato di Camera 9, lo schivo cameramen che non viene mai mostrato in volto in nessun numero?


Un peccato che non si sia approfondita la sua storia

Una rottura di Cloni

Titolo: Star Rats Episodio II - Una rottura di Cloni
Autori: Leonardo Ortolani
Editore: Panini Comics

Eccola... una feroce critica a uno degli autori più apprezzati del nostro Paese. Insulti e offese gratuiti per provaocare, montare un caso e ottenere visibilità come il più becero dei trol.
Diamo sfogo a tutta la perfidia di cui siamo capaci!
Proniti?
Ma pronti a cosa, che ho cambiato nome alla rubrica apposta per non sembrare troppo cattivo?
E' che a me spiace un sacco criticare (in senso negativo) il lavoro di Leo, ma ancora di più mi spiace che non mi sia piaciuto.
Non tutte le parodie realizzate da Ortolani secondo me sono riuscite. Alcune sono fenomenali, come 299+1, Il Signore dei Ratti o Sar Rats. Il primo Star Rats. Non Star Rats Episodio I. Quello senza numerazionoe.


Questo

Altre mi hanno lasciato freddino, come Allen e Avarat.
Questo non è un problema solo di Rat-Man ma del genere parodistico in generale: è difficile prendere qualcosa di preesistente e adattarlo, storpiarlo e reinventarlo in un'altra chiave senza forzature.
Non basta sostituire dei personaggi con i propri, ripetere le gag originarie o narrare una storia già nota senza aggiungerci qualcosa. La parodia non si limita alla semplice presa in giro.
Non dovrebbe.
Bisogna saper dosare gli ingredienti per non creare qualcosa che sia troppo sbilanciato da una parte o dall'altra, evitando che scada nel citazionismo spicciolo o nella caricatura grottesca.
Ortolani ha dimostrto di saperlo fare ma questo giro non ha "bucato la ciambella" come in passato.

Un punto poco chiaro è il legame che intercorre tra il primo e il secondo episodio. Quanto "Una Rottura di Cloni" è concepito per essere autonomo e separato da "Una Grande Minaccia"?
L'idea sembra essere quella di seguire l'approccio usato dala Lucas nella nuova trilogia: storie collegate ma separate, ognuna delle quali racconta una storia completa.
Però i rimandi al capitolo precedente ci sono, non solo in termini di storia ma anche per le battute.


Come in questo caso

E in questo caso

E anche in questo caso

Questa scelta mi ha convinto poco, non tanto per il "riciclo" (che riciclo non è) delle gag, ma perché il ripeterle in circostanze e modi differenti funziona, ma se fatti all'interno di uno stesso albo.
O, come in Rat-Man, all'interno di uno stesso ciclo, di un'unica N-alogia.
Sono molto meno efficaci in storie separate, in particolare se pubblicate a distanza di nove anni.
Nove anni sono davvero tanti, sono troppi per pubblicare il secondo capitolo: io non mi ricordavo più a che punto era arrivata la storia, figuriamoci le battute.

Il secondo fattore che mi ha fatto storcere il naso è stata la caratterizzazione di alcuni personaggi: il Conte Draku e la Principessina Pipilù.


Il malvagio Conte Draku

La dolce Principessa Pipilù

La loro presenza sembra "superflua" e motivata solo per giustificare alcune svolte obbligate della storia.
Non sono presentati degnamente, non sono approfonditi, non gli viene dedicato abbastanza spazio.
Certo siamo d'accordo che in un fumetto umoristico non si pretendono introsprezione e risvolti psicologici.
Siamo d'accordo che i personaggi comici non hanno bisogno di essere sfaccettati per far ridere.
Siamo d'accordo che in una parodia il background di un personaggio è poco importante.
Siamo d'accordo proprio per niente.
E' Rat-Man stesso a insegnardcelo e basta guardare la caratterizzazione dei suoi comprimari per convenirne.
Krik, Cinzia, Brakko, Arcibaldo... sono tutti ben definiti e con un proprio senso, e un proprio ruolo, all'interno delle storie. Persino Piccettino lo è!
La principessina Pipilù sembra invece insere presente allo scopo di dire un'unica frase senza motivo apparente.


Non questa frase

Forse Draku e Pipilù sono trattati con suprficilaità perché ripresi paro paro dal film; ricalcano fedelmente le loro controparti di Guerre Stellari, Dooku e Padmé, e quindi ci si aspetta che il lettore sia già familiare con loro.
Questo ci conduce direttamente al terzo elemento che non mi ha soddisfatto e che forse è quello che più di tutti ha influenzato il mio giudizio.

In "Star Rats - Episodio II" c'è troppo "Star Wars" e troppo poco "Rat-Man".
La storia rimane troppo attaccata alla storyline de "L'attacco dei cloni" introducendo forzature per ricreare le stesse scene.
Sembra che Ortolani si sia concentrato più sullo scimmiottare il film che usarlo come spunto per presentare la sua storia.


Un esercito che non serve a nulla se non a riprendere una scena del film.

Come già detto all'inizio la parodia è un genere rognoso che funziona quando riesce a controbilanciare la presa in giro con contenuti originali.
Quest'equilibrio in Star Rats episodio due non l'ho trovato.

Magari questo è dovuto al fatto che, come Ortolani stesso scrive nel redazionale, Episodio II "resta un film di mezzo" e che non sa se Star Rats episodio II "si avvicini di più a L'Impero colpisce ancora o ha The Hitcher 2".
Io The Hitcher 2 non l'ho visto, e cerco di non (s)parlare solo per il gusto di farlo. Mi limito a dire che Tatooine e Bespin sono nell'altra direzione.
Questo però non mi impedirà di attendere di capitolo conclusivo, di comprarlo quando uscirà e di leggerlo con le stesse aspettative medio-alte che ho ogni volta che ho tra le mani un lavoro di Leo.

Tuttavia, anche se la parodia non mi è piaciuta granché, a novembre è uscito il numero 105 di Rat-Man: "Lotta nell'abisso".
Chi dice che nel corso degli anni Rat-Man ha perso colpi e la qualità è scesa ha torto e questo numero ne è la prova.


E non lo dico solo per farmi perdonare da Ortolani quello che ho scritto. O forse sì.

Per concludere una richiesta. Se volete condividere queste righe e far girare il link mi fa piacere. Ma mi raccomando non mandatelo a Leo: non vorrei mai che ci rimanesse male per colpa mia.