Uno bello, uno un po' meno 03: "L'Eternauta" e "Jonathan Steele"

Dai che ci abbiamo preso gusto

L'Eternauta

Titolo: L'Eternauta
Autori: Héctor Germán Osterheld (testi), Alberto Breccia (Disegni)
Editore: Comma 22

Ho già parlato in lungo e in largo de "L'Eternauta" della coppia Osterheld e López.
Nel corso del tempo sono riuscito a recuperare il romanzo, un po', deludente pubblicato sempre da 001, e più recentemente, l'edizione illutrata da Alberto Breccia.

Mi trovavo al Leoncavallo per assistere alla presentazione di Fun fumetto sulla storia del cruciverba realizzato da Paolo Bacilieri, e l'ho visto su una bancarella. Mi ero sempre ripromesso di recuperarlo e quella era l'occasione buona.

La storia di questa edizione, pubblicata originariamente sul settimanale Gente nel 1969, è la stessa proposta su Hora Cero Semanal ma procede con un ritmo più spedito e incalzante e con atmosfere molto più cupe e lugubri. Il tratto pulito e particolareggiato di Francisco Solano López, viene sostituito dai disengi di Breccia che vivono di cotrasti, di bianchi e neri che si contendono ampie porzioni delle vignette.
Il conflitto tra la luce e il buio riflette il candore della neve e l'angoscia degli animi dei protagonisti generando un atmosfera oopprimente e claustrofobica.


Ecco un esempio

Più di una volta sfogliando le pagine ho visto disegni in cui la netta divisione tra bianco e nero mi ha riportato alla mente le vignette di Sin City di Frank Miller, autore che apparentemente deve molto a Breccia. In molti hanno trovato dei richiami nei suoi lavori alle opere di Breccia, e forse non è un caso che entreambi abbiano raccontato la loro versione della battaglia delle Termopili, in 300 il primo e in Mort Cinder il secondo.


Alberto Breccia e Frank Miller a confronto

Lo stile di Breccia fa ampio ricorso all'espressionismo: le ansie e le paure dei personaggi prendono corpo fisicamente tramite i disegni, impossessandosi dell'ambiente circostante.
Le strade, i palazzi, i cadaveri abbandonati non sono più gli elementi dello scenario in cui si svolge la vicenda. Non solo.
Diventano le manifestazioni della paura, del terrore, dell'angoscia per la fine incombente provate dai protagonisti e, di riflesso dal lettore.


Edifici e strade spettrali

Per quel che riguarda lo sviluppo della storia poche sono le differenze con l'opera originale. Forse la più significativa è la caratterizzazione delle forze armate: non più uomini intenzionati a resistere, combattenti pronti a battersi sino alla fine, ma ultime vestigia dell'autorità dispotica pronta a minacciare e coscrivere forzaamente i civili.


Osterheld, disilluso non confida più nei militari

L'unica pecca di questo fumetto è la sua fine prematura.
Lo stile sperimentale e innovativo di Breccia non venne apprezzato dai lettori dell'epoca e spinse il settimanale a concludere anticipatamente la pubblcazione dell'opera.
Le ultime pagine procedono ad un ritmo troppo veloce raccontando in maniera affrettata gli eventi finali.
Un vero peccato, reso ancora più triste dal fato che sarebbe occorso negli anni successivi a Osterheld


Non lo sarà

Jonathan Steele

Titolo Jonathan Steele Rouge
Autori: Federico Memola (Testi), Joachim Tilloca (disegni)
Editore: Kappalab

A Jonathan Steele sono e sarò sempre affezionato.
L'ho seguito dal suo primo numero pubblicato dalla Bonelli. Ho continuato a seguire le sue storie quando passò alla Star Comics e non l'ho abbandonato nella sua ultima incarnazione ad opera della Kappalab.


I primi numeri delle edizioni precedenti

Solo che non mi piace.
E i problei sono i disegni.


Disegni come questo

Tilloca proprio non mi piace.
Troppo... essenziale? minimale? semplicistico? grezzo?
Spesso i volti e icorpi hanno giusto il disegnato il contorno senza altri particolari oppure quelli che ci sono sono troppo stilizzati.


Capelli

Oppure i personaggi si mischiano con lo sfondo, non emergono rimanendo parte di qualcosa di indistinto e confuso.


Dove siete? non vi vedo?

E soprattutto quelle continue righe parallele usate per realizzare le zona in penombra sono davvero fastidiose, appesantiscono il disegno e la lettura


Vi hanno investito e sono rimasti i segni dei pneumatici?

Mi sembra un tratto nervoso e poco curato che sicuramente non si sposa con Jonathan Steele e onestamente non so per cosa lo vedrei bene.


Non ci siamo

La caratterizzazione, grafica ma non solo, del protagonista l'ho trovata un po' impoverita. Jonathan è sempre stato un uomo d'azione ma nei modi e nell'aspetto appariva come il "bravo ragazzo" che aiuta le vecchiette ad attraversare la strada.
Ora sembra un manzo fisicato con la maglietta aderente. E dico sembra perché dal disegno non si capisce molto bene.
Che fine ha fatto la giacca elegante e il maglione dolcevita?


Quello è un maglione dolcevita? potrebbe essere qualsiasi cosa

Come Memola precisa nell'introduzione, queste storie di Jonathan Steele sono molto diverse da quelle originali. La prima storia in particolare in cui sono presenti scene abbastanza "dure" si distacca parecchio per i toni dal concetto originale della serie. E questo è comprensibile. In 15 anni il personaggio è cambiato e il lettore assieme a lui e penso che entrambi siano pronti per una storia un po' più adulta, meno legata al fantastico e un po' più vicina ai drammi del nostro mondo.

Nella seconda storia ritroviamo una nuova versione demoniaca di Miryam, che era già comparsa nel primo ciclo. Fa piacere rivedere questa sua incarnazione ma il confronto con la prima è inevitabile e non ne esce vincitrice: mettere Myriam a capo della ribellione di un esercito di orchi criminali non è la stessa cosa di vederla a capo di un orda di demoni extradimensionali.
Le vecchie storie erano quelle forse in assoluto più drammatiche in tutta la vita editoriale di Jonathan Steel e ripescare questa versione di Miryam così dal nulla non ha lo stesso impatto che aveva all'epoca.


La nuova vecchia nuova versione di Miryam

Purtroppo la vicenda non si conclue e mi toccherà aspettare il prossimo anno per scoprire cosa accadrà a Jonathan, Miryam e Jasmine.
Sì, perchè come ho detto all'inizio a Jonathan Steel sarò sempre affezionato.


Non hai convinto nessuno, Jonathan