Uno bello, uno un po' meno 05: "La maledizione della Ragazza Pirata" e "Il Nao di Brown"

Puntata al femminile.
E speriamo di non averci messo troppi errori perché l'ultima volta l'implacabile revisore, il temibile Matteo Miceli, ne ha trovati decisamente troppi.

La Maledizione della Ragazza Pirata

Titolo: La Maledizione della Ragazza Pirata
Autori: Jeremy A. Bastian
Editore: Panini

Sul sito della Panini "La maledizione della Ragaza Piata" viene presentata come un mix tra "Le avventure di Alice nel paese delle Meraviglie" e "Little Nemo in Slumberland".
E' vero.
Le gesta compiute sui mari (e anche sotto) della giovane Piratessa Maledeta sono un viaggio onirico e fiabesco, illogico ma coerente, una sorta di sogno lucido in cui ogni bizzarria appare naturale.


L'ingresso della protagonista

Animali parlanti, mostri oceanici, scheletri posti a guardia di inviolabili passaggi sui fondali e ciurme di pirati sgangherate popolano i mari di Omerta: un mondo esotico e avventuroso.
La storia crea un'atmosfera alla "Fabbrica di Cioccolato" dove ogni evento, per quanto assurdo, assume immediatamente un senso tutto suo e viene accettato come se fosse normalissimo.
I personaggi grotteschi e sproporzionati ricordano le vignette satiriche di fine 800 ricolme di personaggi fino a scoppiare.


Una tavola di Yellow Kid del 1896

O quelli ideati da Lewis Carrol per le avventure di Alice.


I fratelli Pesci Spada mi hanno ricordato Tweedledum e Tweedledee

Il tratto dei disegni è sottile e curato. Arricchisce di innumerevoli dettagli le vignette e ci si potrebbe soffermare a lungo sui volti dei pirati e il loro abbigliamento, sui galeoni e il loro sartiame, sui pesci e le altre creature.


Where's Waldo

La composizione della tavola è molto ricercata: la grigla delle vignette molto spesso lascia il posto a strutture più complesse dove i loro bordi vengono rimpiazzati da cime, intarsi, alghe e tentacoli.

Anche il lettering è raffinato, ispirato ai manoscriti e alle diciture tipiche delle mappe, e persino i baloon sono meravigliosi


Specialmente quando diventano essi stessi dei disegni

Questo volume è bellissimo e per imbreziosirlo è stato realizzato con una carta ingiallita e dai bordi rovinati come una vecchia pergamenta.
Peccato sia solo il primo; quando arriveranno gli altri?
Io sono già in attesa e ho fatto scorta di birra di radice, caso mai arrivase un pirata fantasma.

Il Nao di Brown

Titolo: Il Nao di Brown
Autori: Glyn Dillom
Editore: Bao

E' bello.
Dico subito che mi è piaciuto perché non voglio che si pensi il contrario.
Belli i disegni, i colori, le espressioni dei personaggi, come vengono rappresentate le fantasie di Nao e il suo alienarsi dalla realtà.


Nao, la protagonista

Belle le temtiche: la difficoltà di trovare sé stessi e di relazionarsi con gli altri, l'essere il primo ostacolo da dover superare, l'insicurezza e la paura che spinge ad allontanare i propri obbiettivi man mano che si fanno più vicini.
Bella come viene resa l'alienazione di Nao quando la sua natura morbosa prende il sopravvento e il terrore che ha la ragazza per questo suo lato.


Come in questo caso

Ma il finale non mi è piaciuto.
Probabilmente non l'ho capito, devo essermi perso qualche collegamento o non ho usato la giusta chiave di lettura, ma mi è sembrato frettoloso.

La storia procede lentamente, mostrando come Nao affronta i problemi che la sua psiche distorta le presenta ogni giorno, intrappolandola tra l'istinto di fuggire e la volontà di affrontare il suo problema.
Le fantasie violente che l'affliggono, il modo con cui si rapporta ad esse e come inflenzano le relazioni con chi la circonda sono il cardine su cui ruota tutta la storia.


Un momento di conforto

Se però la vicenda segue il percorso di Nao passo dopo passo, il finale non porta a una catarsi. Non c'è un momento di accettazione della propria natura, una comprensione delle proprie debolezze e un loro superamento.
C'è una crisi, anzi due.
Brutalmente e senza preavviso a Nao crolla il mondo addosso. E non per le sue manie ossessivo compulsive, non per le sue fantasie omicide, non come conseguenza di un suo gesto.


Tutto è sottosopra

Forse è sfuggito qualcosa a me ma il finale manca il bersaglio.
Sembra essere messo li per dare una conclusione in fretta e furia e non riesce a dare un senso di completezza al discorso, a chiudere il cerchio.


Enso, il cerchio. Un simbolo ricorrente nel fumetto.

Qual è il senso della storia?
Che è inutile preoccuparsi perché se tutto deve risolversi si risolverà da solo?
Che non dobbiamo lamentarci perché non c'è mai limite al peggio?
Che per superare le nostre sfortune dobbiamo aspettare di essere travolti da una più grande?
Che chiodo scaccia chiodo?

Io non credo sia nulla di tutto questo. Ma non credo nemmeno che fosse questo quello che Dillon volesse comunicare.
Per questo mi sembra che manchi qualcosa.